Grotta dei Cervi di Badisco, viaggio del Tg5 alla scoperta della ‘cappella sistina del Neolitico’

Un servizio trasmesso nell’edizione delle 13.00 del Tg5 ha svelato i tesori nascosti della Grotta dei Cervi di Badisco, definita dal National Geographic ‘la Cappella Sistina del Neolitico’.

«Non tutti sanno che è a Porto Badisco, a Sud di Otranto, che si trova il complesso pittorico neolitico più imponente d'Europa: la Grotta dei Cervi». Inizia con queste parole il bellissimo servizio andato in onda nell’edizione delle 13.00 del Tg5 dedicato alla «cattedrale preistorica più bella del mondo».
  
È la giornalista Laura Riccetti a spiegare come mai in tanti ignorano l’esistenza di questo ‘concentrato di tesori', definito dal National Geographic come «la cappella Sistina del Neolitico», che si nasconde in un luogo altrettanto magico dove si pensa sia approdato Enea, l’eroe di Virgilio, nel suo viaggio in Italia dopo la fuga di Troia.
   
«Non si può visitare, è sigillata – spiega la giornalista – le mutazioni delle condizioni ambientali potrebbero distruggere questo tesoro». È stato sempre questo, infatti, il destino ingiusto della Grotta dei Cervi ‘condannata’ a restare chiusa per sempre:  la sua apertura al pubblico equivarrebbe alla sua progressiva distruzione. E nessuno può permettersi di cancellare gli oltre 3mila pittogrammi in ocra rossa e guano di pipistrello. Le delicate condizioni di umidità e di temperatura che hanno permesso la miracolosa conservazione delle pitture sarebbero alterate dalla presenza di visitatori, portando al rapido degrado delle scene di caccia, delle danze rituali e dei simboli ancora tutti da decifrare. 
Poi finalmente arriva la tecnologia, che restituisce alla grotta un po’ del maltolto  «Da questa estate – continua il servizio – si potrà studiarne ogni dettaglio e percorrerla in 3D nel castello di Otranto».
  
Si passa alle emozioni provate in questo viaggio straordinario nella preistoria effettuato per il servizio.
 
«L’ingresso non è dei più agevoli, occorre strisciare in un cuniculo di una trentina di metri, con qualche centimetro di acqua e fango a terra. E ci siamo dovuti attrezzare anche per proteggere l’attrezzatura».
 

Poi è la meraviglia. «È stata scoperta solo 46 anni fa, nel 70, ed è stata definita dal National Geographic la “Cappella Sistina del Neolitico”, uno scrigno di reperti del 5° millennio A.C. Ma forse sarebbe più corretto paragonarla a un testo sacro scritto in una lingua ignota, con pitture astratte. A suggerirlo tanti simboli, come le mani dei bambini impresse nella volta alla fine di un corridoio, testimonianza di un rito iniziatico» come spiega il dottor Italo Maria Muntoni della Soprintendenza Archeologica di Puglia che ha accompagnato  Laura Riccetti in questa straordinaria ‘passeggiata’ «Abbiamo delle figure di uomini con archi che vanno a caccia di cervi e poi simboli misteriosi, geometrici, spirali, segni di cui non conosciamo il significato e forse mai lo sapremo, ma restiamo innamorati, estasiati dinanzi a oggetti, delle figure rappresentative di uomini che sono entrati qui nel buio, hanno preso del guano e hanno disegnato questi meravigliosi segni».
 
Con loro, lo speleologo Nini Ciccarese che ha illustrato forse il simbolo più importante "lo sciamano". Le immagini, invece, sono di Paolo Laku e Francesco Ciarnò. 



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