Quando il cielo cominciò a bruciare, la tragedia atomica sul Giappone

6 agosto 1945. 76 anni fa il mondo conobbe il primo bombardamento atomico. A Hiroshima morirono in un secondo 80.000 persone.

I piloti del bombardiere B-29 sapevano che sarebbero passati alla storia, ma non osavano soffermarsi sulle conseguenze che il loro gesto, rispondente a ordini superiori, avrebbe causato. Alle 8.15 del 6 agosto 1945, mentre ancora infuriava la guerra nel Pacifico nonostante il crollo del Nazismo 3 mesi prima e la morte di Hitler, l’umanità conobbe l’orrore del bombardamento atomico. I giapponesi lo sperimentarono sul loro territorio, sulla loro pelle.

Il gesto era visto dagli alleati atlantici come l’unico in grado di metter fine alla più sanguinosa e rovinosa tragedia bellica di tutti i tempi.

Quando la bomba denominata “little boy” fu sganciata, per alcuni minuti i soldati americani persero il respiro e, a stento, lo ripresero quando videro la sinistra sagoma del fungo atomico innalzarsi oltre la stratosfera, mentre giù, nella città di Hiroshima, tutto si era trasformato in pochi secondi in un cimitero.

L’equipaggio del B-29, comandato dal colonnello Paul Tibbets che aveva chiamato il suo aereo “Enola Gay”, come la mamma, osservò dall’alto l’esplosione della bomba. Per mesi aveva provato con i suoi uomini come sganciarla, un compito non facile in un’epoca dove per sapere dove sarebbe caduta era necessario, determinante, un calcolo mentale che tenesse conto anche di altitudine, vento e velocità dell’aereo. La vera sfida, però, era un’altra: cercare di evitare l’onda d’urto. L’aereo avrebbe avuto meno di un minuto per allontanarsi prima dell’esplosione. E in direzione ‘opposta’, con una manovra per cui si addestrarono sul deserto dello Utah. Diciassette secondi dopo le 8.15, l’Enola Gay sganciò la bomba e Tibbets fece virare bruscamente l’aereo da bombardamento su cui Tibbets fece dipingere con la vernice rossa “Enola Gay”.

A terra nell’epicentro dell’esplosione si raggiungeva l’inimmaginabile temperatura di 300.000 gradi. Venti 10 volte superiori a quelli distruttivi di un tornado scuotevano gli edifici facendoli crollare. E chi si era allontanato per tempo venne investito comunque da un irraggiamento che ne avrebbe pregiudicato la salute per sempre.

Nella sola giornata del 6 agosto 1945 a Hiroshima morirono circa 80.000 persone, quasi tutti civili, mentre le forze armate giapponesi tentavano ritorsioni con ciò che rimaneva della loro leggendaria flotta aerea.

Hiroshima fu una tappa decisiva, ma non definitiva nella storia del bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, tre giorni dopo gli americani replicarono il bombardamento atomico sulla città di Nagasaki, con altre 60.000 vittime. Il numero reale dei morti, probabilmente, non si conoscerà mai.

Era troppo per i giapponesi. Il comando supremo delle Forze armate nipponiche decise che le ostilità non avevano più alcun senso, data la sproporzione di mezzi bellici fra i due contendenti. L’imperatore Hirohito firmo la resa sul ponte della Corazzata Missouri il 2 settembre del 1945. Dopo 7 anni esatti e 50 milioni di morti la guerra era davvero finita.

Oggi sia Hiroshima che Nagasaki, le città giapponesi distrutte dalla bomba atomica il 6 e il 9 agosto 1945, sono state ricostruite e sono abitate.



In questo articolo: