Magistrati in astensione contro la Riforma Cartabia, l’Anm di Lecce spiega le ragioni

Con una conferenza stampa la Sezione del Distretto di Lecce dell’Associazione nazionale Magistrati ha illustrato le criticità del Disegno di Legge che ha portato alla protesta.

Al momento i dati non sono definitivi ma, nel Distretto di Lecce, che comprende anche Brindisi e Taranto, lavorano 265 magistrati di cui 158, circa il 60%, hanno aderito allo sciopero che la Magistratura ha indetto nella giornata di oggi per manifestare il proprio dissenso nei confronti della Riforma Cartabia. Non un’adesione di massa, ma nelle aspettative, perché in tanti erano contrari alla modalità di protesta e non nel merito del provvedimento, fanno sapere dalla Sezione di Lecce dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha indetto una conferenza stampa per spiegare le ragioni dello sciopero.

“Il dato dell’adesione è importante, nonostante sia provvisorio e tende ad aumentare, circa il 60% ed è una percentuale corposa visto che non pochi erano i colleghi perplessi non sul merito del provvedimento del Governo, ma sulla modalità di manifestare il dissenso”, ha affermato Vincenzo Scardia, presidente dell’Anm leccese.

“Voglio essere chiaro: la Magistratura è ben consapevole che è soggetta alla Legge e questo è un principio dal quale non defletterà mai. Né c’è intenzione di interferire sulle scelte del legislatore. Abbiamo semplicemente voluto lanciare un segnale e lo abbiamo fatto con la modalità più forte di cui possiamo disporre, quello dell’astensione.  Un segnale di preoccupazione, fermo restando che le scelte finali saranno rispettate e attuate.

Nella riforma sono presenti una serie di criticità che sin d’all’inizio abbiamo segnalato e tuttavia, tranne qualcuna di secondaria importanza, sono rimaste nel Disegno di Legge.

Si è inteso dare una netta prevalenza al dato quantitativo e non qualitativo della produzione giudiziaria; sono presenti, inoltre, previsioni diverse he incidono fortemente, ingessandola, sulla valutazione di professionalità del magistrato e, i risvolti disciplinari che potrà avere la produzione normativa che si discosti significativamente da quelli che sono gli orientamenti giurisprudenziali del momento, sono alcuni degli aspetti sui quali abbiamo voluto portare l’attenzione sia del Legislatore che, soprattutto, dei cittadini. Abbiamo certamente bisogno di una Giustizia più celere e di qualità e questa riforma non ha a cuore sia il primo aspetto, che l’altro.

Questa riforma non ha caratteristiche che vadano in favore dei cittadini, perché l’interesse dei cittadini, va di pari passo al nostro, quello, cioè, quello di rendere un servizio di Giustizia in tempi ragionevoli e di qualità, in linea con l’articolo 111 della Costituzione. Questo è ciò che interessa agli italiani, che vogliono, in parole povere che la propria causa venga decisa nei tempi giusti e con la massima professionalità. Non è presente un rigo in questo Disegno di Legge che tratti questi due aspetti.

La nostra aspettativa, dopo questa giornata, è che le nostre preoccupazioni vengano recepite da chi dovrà decidere in seconda battuta al Senato e che vengano apportate modifiche nella direzione di una Riforma che intervenga sugli aspetti evidenziati e non, invece, in ottica punitiva, lasciatemelo dire, si interessi dei dati quantitativi della carriera del magistrato e degli illeciti disciplinari”