Piazza intitolata a Sergio Ramelli, il no del consiglio didattico Unisalento: “scelta inopportuna”

Così il Consiglio Didattico dei corsi dell’area Politologica di Unisalento. L’invito a riformulare è diretto al Consiglio comunale leccese: “Intitoliamo la piazza a tutte le vittime dell’odio politico e degli Anni di Piombo”.

Non si placano le polemiche innescate dalla decisione del consiglio comunale leccese di intitolare una piazza a Sergio Ramelli, 18enne militante del Fronte della gioventù – giovanile del Movimento sociale italiano – ucciso a colpi di chiave inglese dai militanti di Avanguardia Operaia, nella Milano del 1975. Stavolta a pronunciarsi è il Consiglio didattico dei corsi di laurea di area politologica di Unisalento, in particolare dei corsi di Scienze politiche e delle relazioni internazionali e di Studi geopolitici e internazionali.

È della tarda mattinata il comunicato con cui l’organo a rappresentanza mista di docenti e componente studentesca, guidato dal professore Daniele De Luca, prende posizione sulla decisione del Consiglio comunale, definendola “assolutamente inopportuna”.

“Il Consiglio didattico – è quanto scritto nella nota – esprime stupore e rammarico per la decisione del Consiglio Comunale della Città di Lecce di intitolare una piazzetta alla memoria di Sergio Ramelli. Non deve essere dimenticato che Sergio Ramelli, nel marzo del 1975, e a soli diciotto anni, fu vittima di una brutale, barbara e vile aggressione da parte di appartenenti a gruppi extraparlamentari di sinistra che ne causò la morte poco più di un mese dopo. Purtroppo, però, il suo nome – insieme a quelli dei fratelli Mattei, di Mikis Mantakas, di Francesco Ciavatta e altri – è entrato a far parte di una fuorviante e discutibile mitologia neofascista che considera queste giovani vittime dell’odio politico quali nuovi martiri della libertà. Questo ha dato vita a forme di incondivisibile idolatria, utilizzata come pretesto alla base di violenti e deprecabili atti dimostrativi. A pochi giorni dalle celebrazioni per il 75° anniversario della nascita della Repubblica italiana – ispirata a valori democratici, antifascisti e antirazzisti – riteniamo la scelta del Consiglio Comunale di Lecce assolutamente inopportuna”.

Aspre critiche erano giunte già a margine dell’approvazione della delibera, giunta a fronte di una mozione avanzata dalla minoranza di centrodestra. A sollevare gli appunti era stato un comunicato congiunto di Arci, Udu, Link e Uds che avevano chiesto esplicitamente al Consiglio di sottrarsi alle ambiguità con un immediato dietrofront.

È sulla scia delle polemiche che il Consiglio, negli scorsi giorni, ha optato per l’approvazione di una variante suggerita dal consigliere di Civica, Sergio della Giorgia, aggiungendo all’intitolazione a Sergio Ramelli anche il riferimento “a tutte le vittime dell’odio“. Oggi la richiesta di una ulteriore rimodulazione giunge da Unisalento. La proposta del Consiglio didattico è di modificare l’attuale intitolazione, intestando la piazza a “Tutte le vittime dell’odio politico e degli Anni di Piombo”.

“In un periodo nel quale alcune forze politiche tentano di sminuire, se non addirittura negare, le brutali politiche criminali del nostro passato fascista – scrive il Consiglio didattico di Scienze Politiche e Studi geopolitici – si rende necessario un esame della storia repubblicana e delle violenze politiche che l’hanno attraversata. Se uno degli scopi dell’iniziativa voleva essere quello di rappresentare una quanto mai faticosa, ma necessaria riconciliazione, allora la scelta di intitolare una piazzetta al militante neofascista Sergio Ramelli non potrà far altro che acuire il senso di distanza tra le parti se non, probabilmente, riaprire sanguinose ferite a malapena rimarginate. Se, invece, la proposta serviva a riaffermare paletti ideologici per una maggiore visibilità e immutato senso di identità, allora la decisione è ancor di più condannabile se non esecrabile”.

“L’antifascismo non riguarda esclusivamente la questione morale, ma anche e soprattutto il rispetto della Costituzione e del divieto di ricostituzione del Partito fascista. L’antifascismo non è una scialba e stucchevole retorica salottiera di proprietà di alcuni gruppi elitari che si professano “progressisti”. L’antifascismo non è rappresentato da belle e ricercate parole nei giorni delle commemorazioni d’obbligo. L’antifascismo è azione!”

Da qui la richiesta avanzata al Consiglio comunale. “Auspichiamo che il Consiglio comunale di Lecce riveda la propria deliberazione e, in sostituzione del nome di Sergio Ramelli, riformuli l’intestazione nel modo più corretto e giusto per tutti optando per ‘A tutte le vittime di odio politico e degli anni di Piombo’, senza differenze di ruolo, età e soprattutto colore politico”.

La risposta di Mignone

A stretto giro è arrivata la replica da parte dell’Amministrazione Comunale del capoluogo affidata al Presidente del Consiglio Carlo Mignone: “La mozione, votata dal Consiglio comunale dopo una lunga, civile e fruttuosa discussione, ha assunto il valore di una presa di posizione contro l’odio politico, del quale l’uccisione del giovane Sergio Ramelli rappresenta un caso emblematico. Tanto quanto quella dei numerosi militanti, servitori dello Stato, giornalisti, sindacalisti e innocenti cittadini che persero la vita per mano criminale nel corso degli anni di piombo. Una discussione libera, che ha coinvolto forze politiche di orientamento eterogeneo, alla quale attribuisco assoluto valore e per la quale chiedo rispetto.

Chiunque voglia attribuire alla deliberazione un significato di presunta ‘pacificazione’ o ‘riconciliazione’ politica, incorre in errore. C’è un giudizio netto: no all’odio politico, che, spogliando le persone della propria umanità e caricandone la semplice esistenza di valori simbolici sovrastrutturali, ha prodotto centinaia di vittime innocenti nel nostro Paese.

Sarà la Commissione toponomastica a decidere, dopo accurata istruttoria, il luogo e le motivazioni dell’intitolazione su cui il Consiglio si è espresso. Da convinto sostenitore dei valori democratici e antifascisti su cui si fonda la nostra Costituzione, mi preme rassicurare i cittadini sul fatto che il Consiglio comunale è e sarà vigile e pronto nel contrasto ad ogni manifestazione di estremismo politico violento e adunate neofasciste in città. Le istituzioni sono presidio di democrazia”.



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