Si dorme un’ora in più, ma farà buio prima. Torna l’ora solare, ma non dovevano abolirla?

Alle 3.00 di domenica tornerà, come da tradizione, l’ora solare. Si dovranno spostare le lancette degli orologi 60 minuti indietro. Dormiremo un’ora in più, ma le giornate sembreranno più corte.

Ci risiamo. Come tradizione vuole, l’ultima domenica di ottobre è dedicata all’appuntamento con l’ora solare che ci accompagnerà fino a marzo 2021. Cinque lunghi mesi in cui le giornate sembreranno molto più corte. Alle 3.00, quindi, le lancette degli orologi analogici, dovranno essere spostate indietro di 60 minuti, portandole alle 2.00. Computer, smartphone e tablet si aggiorneranno automaticamente, perciò nessuna inutile levataccia notturna.

Tanto è stato detto e tanto è stato scritto su questo ‘passaggio’ che regala ai dormiglioni un’ora in più e ai mattinieri un risveglio con più luce. Di contro, il sole tramonterà prima.

Perché esiste il cambio di orario?

Il primo che pensò al meccanismo dello spostamento orario fu Benjamin Franklin che, nel 1784, pubblicò sul quotidiano francese Journal de Paris un saggio intitolato “Un progetto economico per la riduzione del costo della luce”. In sostanza, ci si chiedeva se fosse utile sfruttare le ore di luce del pomeriggio per allungare la giornata nei mesi estivi. Ma come accade spesso alle idee più lungimiranti, i tempi non erano maturi e le sue teorie non trovarono mai seguito. Si dovette aspettare circa un secolo, fino al 1907 quando William Willett propose il provvedimento al governo inglese. Scrisse il Daylight Saving Bill, ma morì prima di vedere attivo il British Summer Time che esiste dal 1916.

In Italia, invece, fu introdotta per la prima volta il 3 giugno del 1916. Fu abolita e ripristinata diverse volte, ma è “solo” nel 1996 che venne adottata definitivamente.

L’idea di introdurre l’ora legale nasce dal bisogno di ottimizzare l’uso della luce solare per ottenere un risparmio nel consumo di energia. Il concetto è semplice: sfruttare l’allungamento delle giornatepaese. Spostando di un’ora l’orario si riesce ad avere la luce naturale al mattino e si guadagna un’intera ora di luce per la sera, ritardando il consumo di energia elettrica per l’illuminazione. Il nome internazionale dell’ora legale è infatti Daylight Saving Time – DST, letteralmente “tempo per il risparmio della luce”.

Eppure nonostante sia un provvedimento antico e che abbia alle spalle un fine nobile non tutti sono concordi. C’è chi da anni si batte per rimanere sempre all’ora legale, per avere 60 minuti di luce in più la sera, anche d’inverno. E chi, invece, non ne vuol sapere e tifa per l’ora solare, quella della natura, tutto l’anno. Forse la diatriba, altrettanto antica, sta per trovare una soluzione.

Abolizione del ‘cambio’

Il Parlamento Europeo ha fatto sua la proposta della Commissione di abolire il cambio tra ora legale e ora solare, ma ha chiesto di spostare la data di entrata in vigore del nuovo regime dal 2019 al 2021. Ogni Stato sarà chiamato a decidere se adottare l’orario solare tutto l’anno oppure quello legale. I Paesi che scelgieranno di mantenere l’ora legale (come la Francia) dovrebbero regolare gli orologi per l’ultima volta l’ultima domenica di marzo 2021, mentre quelli che preferiscono mantenere l’ora solare (come hanno intenzione  di fare Finlandia e Polonia) dovrebbero spostare gli orologi per l’ultima volta l’ultima domenica di ottobre 2021. Tutto questo solo sulla carta.

Il nostro Paese ha chiesto di non decidere. Il Governo Conte pare abbia fatto richiesta formale a Bruxelles per lasciare le cose come stanno, ovvero sei mesi con l’ora solare e altri sei con l’ora legale, esattamente come da 54 anni a questa parte.



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