Associazione mafiosa capeggiata da Montedoro? Procura presenterà articoli e certificati

Una sorta di cronistoria sull’ascesa criminale di un’associazione mafiosa, capeggiata da Tommaso Montedoro e sul radicamento del sodalizio nel territorio di Casarano.

Procura Generale Lecce

La Procura produrrà certificati penali, sentenze ed articoli di giornale, per dimostrare l’esistenza di un’associazione mafiosa nel Basso Salento capeggiata all’epoca dei fatti, dal neo collaboratore di giusitizia Tommaso Montedoro.

Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha annunciato oggi in aula di Corte di Assise, dinanzi al gup Cinzia Vergine, nel corso del processo in abbreviato “Diarchia”, di volere “irrobustire” la tesi del reato associativo, attraverso ulteriori documenti. Una sorta di cronistoria sull’ascesa criminale di Montedoro e sul radicamento del suo sodalizio nel territorio di Casarano.

A supporto di tali argomentazioni, saranno illustrati tutta una serie di reportage giornalistici, soprattuto del passato, ma anche degli ultimi anni.

Dopodichè, sempre in data 6 dicembre, si terrà la requisitoria del dr. Cataldi, mentre la sentenza verrà emessa presumibilmente il 14 gennaio del 2019. Bisognerà ora capire, a prescindere dalla presunta mafiosità del gruppo criminale, se verrà sostenuta la tesi dell’appartenenza alla Sacra Corona Unita o dell’esistenza di un sodalizio autonomo. Occore infatti ricordare che Montedoro, durante le deposizioni in aula e nel corso degli incontri con gli inquirenti, ha sempre negato di aver mai fatto parte, così come Augustino Potenza, della Sacra Corona Unita.

Il controesame di Montedoro

Intanto, è iniziato, nella mattinata odierna, il controesame di Montedoro, collegato in video conferenza da una località segreta. Per circa due ore, assistito dall’avvocato Sergio Luceri, ha risposto alle domande dei difensori. Non solo, anche ai quesiti posti dal giudice, dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci.

Nella prima parte, il pentito si è soffermato sul traffico di droga. Non solo, anche sull’investimento in quattro società ed in attività imprenditoriali nel settore calzaturiero e nei parcheggi.

Riguardo i suoi rapporti con la scena politica cittadina, ha tenuto a precisare di essersi sempre tenuto lontano da quel mondo. Ad ogni modo, in un verbale ha affermato: “Si avvicinavano sempre per un eventuale… Nel momento in cui ci fosse stata qualche campagna elettorale, usufruire dei mei voti, della mia amicizia, della mia persona. Che poi non se ne fece niente, perché fui arrestato”.

Ha riferito un particolare episodio. Nel 2012, una persona legata ad un boss, gli avrebbe chiesto di intervenire per sbloccare la pratica amministrativa di una “cosa di riciclaggio di spazzatura”, Montedoro avrebbe però rifiutato, perché Potenza, suo ex socio in affari, era contrario per motivi ecologici.

Tommaso Montedoro avrebbe confermato gli attriti sopraggiunti con l’ex socio in affari; dall’altra, avrebbe sostenuto, però, di non avere mai avuto interesse ad eliminarlo.

Montedoro avrebbe indicato i nomi delle persone presumibilmente coinvolte nell’omicidio di Augustino Potenza. Anzitutto, Ivan Caraccio, assieme a due altri soggetti.

Riguardo Luigi Spennato, gli autori materiali del tentato omicidio, come sostenuto da Montedoro, sarebbero Andrea Del Genio ed una terza persona.

Montedoro nei verbali di collaborazione, ha confermato la sua volontà di eliminare Caraccio, poiché quest’ultimo, a sua volta voleva ammazzarlo. Avrebbe anche individuato il comando per eseguire il piano.

Sul banco degli imputati nel processo “Diarchia”, compaiono 14 persone, tra cui lo stesso Montedoro.

Rispondono di “associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi”, “Ricettazione”e “Furto Aggravato”.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Mario Coppola, Attilio De Marco, Giuseppe Corleto, Simone Viva, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Antonio Venneri, Antonio Piccolo del Foro di Bologna. I legali cominceranno le arringhe difensive a partire dalla prossima udienza



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