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Caso Ivan Ciullo, non è ancora finita. Il gip dice no all’archiviazione

by Redazione
15 Dicembre 2021 19:56
in Cronaca
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La famiglia di Ivan Ciullo, il dj trovato senza vita nelle campagne di Acquarica del Capo, non ha mai creduto alla tesi del suicidio. In questi sei lunghi anni, mamma Rita e papà Sergio hanno lottato per cercare la verità, provando a chiarire i tanti dubbi sulla morte del giovane speaker, trovato impiccato ad un albero il 22 giugno 2015. E ora, dopo la decisione del Gip Sergio Tosi che ha detto no alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Pm Maria Vallefuoco che aveva chiesto la chiusura del fascicolo, sperano di poter finalmente avere «giustizia».

I dubbi della famiglia di Ivan

C’è il dettaglio del Gps del cellulare che ha registrato posizioni incompatibili con il satellitare dell’auto del conduttore radiofonico, ferma dalle 17:13 in Località Calie, dove è stato ritrovato il corpo. Come si legge nella perizia di parte firmata criminologo Roberto Lazzari che si è avvalso della consulenza di un esperto informatico, confrontando i dati del telefonino ritrovato sul corpo del giovane e della macchina di Navy si nota che il Dj «avrebbe dovuto percorrere 4 km in 10 minuti, a piedi».

C’è poi il cavo del microfono che come avrebbe dimostrato il perito di parte, dottor Lazzari non può in nessun modo essersi allungato con il peso del corpo del conduttore. La famiglia, quindi, non riesce a spiegare come mai Ivan è stato trovato con le gambe piegate, quasi inginocchiato. E ancora, lo sgabello, trovato vicino al corpo e che sarebbe servito ad Ivan per appendersi, è rimasto in piedi. Dalle foto è ben evidente che non ci sono segni di utilizzo né sulla seduta, né sul terreno.

Nelle ventisette pagine di opposizione si chiede al GIP anche di verificare l’attendibilità\veridicità delle dichiarazioni rese agli inquirenti dall’indagato che si contraddice in più punti sugli spostamenti e sugli orari degli stessi da lui effettuati il 21 giugno. «Tra le tante – si legge – sostiene di essere passato davanti casa di Ivan, ma i dati estrapolati dal perito di parte dal suo telefonino e dal GPS della sua auto raccontano un’altra verità. Perché mentire? ».

«I tabulati – secondo la relazione – dimostrano che ha mentito e che in realtà era ad Acquarica del Capo proprio nelle ore in cui è stata collocata la morte del ragazzo. L’uomo ha affermato di aver ricevuto dei messaggi dallo stesso Ivan ma di non averli letti. La perizia tecnica invece dimostra che li ha visualizzati poco dopo averli ricevuti».

Su un punto la famiglia vuole fare chiarezza. Ivan è stato descritto come un ragazzo depresso, ma i contenuti dei messaggi di testo, gli audio, i video estrapolati dal telefonino parlano della sua spensieratezza, dei tanti progetti che stava portando avanti e anche di nuove relazioni sentimentali.

No all’archiviazione

Con il no alla richiesta di archiviazione, è stata accolta l’opposizione della famiglia che chiede che si continui ad indagare, sostenendo – alla luce delle risultanze dei periti di parte – la tesi dell’omicidio. Il gip nel provvedimento evidenzia la «condivisione dei temi e la direzione delle nuove indagini contenute nell’atto di opposizione della famiglia» contro un procedimento penale ritenuto dai genitori di Ciullo «viziato da numerose anomalie, indagini superficiali, carenti e incomplete».

Il gip ha  disposto un supplemento di indagini di ulteriori sei mesi sui temi indicati nel ricorso della famiglia. Nell’inchiesta è indagato, per istigazione al suicidio, l’uomo con cui all’epoca il dj ebbe una tormentata relazione sentimentale, assistito dall’avvocato Giuseppe Minerva.

Il collegio difensivo della famiglia è composto dagli avvocati Paolo Maci, Maria Chiara Landolfo e Gianluca Tarantino.

 

Tags: ivan-ciullo
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