Cittadina nigeriana assolta per tenuità del fatto: falsificò documenti per il reddito di cittadinanza

La sentenza è segnale di attenzione da parte della magistratura italiana verso la proporzionalità della pena.

Una cittadina nigeriana residente in Puglia è stata assolta dalla Corte d’Appello di Lecce dall’accusa di aver ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza falsificando i documenti. La donna, difesa dall’avvocato Sergio Sperti, ha dimostrato di essere stata spinta da gravi difficoltà economiche e di aver risarcito integralmente il danno all’Inps.

Insomma, la giustizia ha voluto mettere in primo piano il suo volto umano. Che bella parola ‘tenuità‘, non un termine ‘burocratese’ o ‘legalese’ piuttosto un termine che sa di leggerezza e di perdono dopo il ravvedimento, di fronte a cifre irrisorie.

Ma veniamo ai fatti. Nel 2020, la donna aveva presentato domanda per il reddito di cittadinanza dichiarando falsamente di essere residente in Italia da almeno 10 anni, requisito necessario per accedere al beneficio. In realtà, era nel nostro Paese da soli 4 anni. Grazie a questa falsa dichiarazione, aveva ottenuto un importo complessivo di €2.148,00 tra novembre 2020 e marzo 2021.

In primo grado, il Tribunale di Lecce l’aveva condannata a 7 mesi e 10 giorni di reclusione, pena sospesa, ritenendo il reato provato.

La Corte d’Appello di Lecce ha invece assolto la donna per la particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131 bis c.p.

I giudici hanno preso in considerazione le gravi difficoltà economiche che l’avevano spinta a commettere il reato, il fatto che il danno era di lieve entità e che la donna aveva risarcito integralmente l’INPS. Inoltre, hanno valutato positivamente il suo comportamento successivo al reato.

La Corte ha applicato anche la Riforma Cartabia, che ha ampliato la possibilità di applicare l’art. 131 bis c.p. anche ai reati con pena minima di 2 anni. In questo caso, la pena prevista era di 8 anni di reclusione.

Questa sentenza rappresenta un importante segnale di attenzione da parte della magistratura italiana verso la proporzionalità della pena e la possibilità di riabilitazione per persone che commettono reati di lieve entità a causa di difficoltà economiche.



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