Si conclude con la condanna a 5 anni di reclusione, il processo per un operaio accusato di avere violentato una donna, durante i lavori in piscina.
Al termine del rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo), nella giornata di oggi, il gup Valeria Fedele ha ritenuto l’imputato colpevole dei reati di violenza sessuale e lesioni.
Il giudice ha disposto anche il risarcimento del danno in separata sede ed una provvisionale di 10mila euro, verso la donna, parte civile con l’avvocato Stefano Gallo. L’imputato, difeso dall’avvocato Gianluca Bianco, aveva chiesto l’assoluzione, ritenendo inattendibili le dichiarazioni della vittima e potrà fare ricorso in Appello.
Il pm aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi.
L’uomo si trova tuttora ai domiciliari, dopo l’arresto avvenuto nel dicembre dello scorso anno.
In base all’accusa, rappresentata dal pm Luigi Mastroniani, sulla scorta delle indagini avviate dopo la denuncia della presunta vittima, il 32enne di origini straniere, ma residente in un paese dell’hinterland di Maglie, avrebbe abusato della donna, una 50enne. Anch’ella è di origini straniere e residente nello stesso paese. Il 25 novembre del 2025, l’uomo era stato chiamato dalla signora per dei lavori di manutenzione della piscina, nella casa in campagna. Giunto lì, lui le avrebbe rivelato di essersi innamorato di lei. Non solo, poiché nonostante il rifiuto della donna, l’avrebbe costretta a subire atti sessuali contro la sua volontà. Secondo l’accusa, il 32enne avrebbe spinto la donna sul divano, dopo averle strappato i vestiti di dosso. E l’avrebbe immobilizzata, cercando di avere un rapporto sessuale con lei. La donna sarebbe riuscita a divincolarsi, dopo avere subito dei palpeggiamenti.
La signora avrebbe rimediato, nel tentativo di liberarsi dalla presa dell’uomo, una serie di lesioni tra cui un trauma contusivo, con prognosi di 10 giorni.
Dopo il processo con rito abbreviato per l’imputato è arrivata la condanna in primo grado.





