Edicola votiva devastata, atto vandalico nel pieno centro storico di Lecce

Nel cuore della notte sono entrati in scena i teppisti: oggetto della loro violenza una bellissima edicola votiva. L’Arcivescovo di Lecce: ‘Preoccupa l’insensibilità verso le immagini sacre che rappresentano il sentimento più profondo della religiosità popolare’

I vandali non vanno in ferie, anzi il clima di vacanza alimenta evidentemente la loro scelleratezza. Stavolta i teppisti hanno preso di mira una delle più belle edicole votive esistenti nel cuore del centro storico di Lecce.

Lo sfregio ha riguardato la rottura del vetro esterno preso, con ogni probabilità, a sassate.

Non dovrebbero franca franca per molto tempo gli autori di quella che non può e non deve chiamarsi ‘bravata‘. La presenza di tante telecamere di sorveglianza, come sempre è accaduto nell’individuazione di tutti i vandali che hanno dato il meglio di sè nel centro storico di Lecce, dovrebbe portare all’identificazione dei teppisti che saranno giudicati sulla base della legge italiana. Ma questa è un’altra storia.

Spesso, a dire il vero, sono le riprese degli atti vandalici con il cellulare a cura dei loro stessi autori e la veicolazione delle immagini sui social ad aiutare le Forze dell’Ordine a risalire ai teppisti come è accaduto poche settimana fa a due 21enni leccesi che si misero a sparare fuochi d’artificio non autorizzati nella piazzetta di Santa Chiara. A pochi metri da quell’edicola votiva devastata stanotte.

Le parole dell’Arcivescovo di Lecce, Mons. Michele Seccia

“Le nostre chiese barocche e le nostre opere sacre – ha sottolineato l’arcivescovo metropolita di Lecce – già non godono di buona salute: l’usura del tempo, i fattori atmosferici e l’incuria generale aggravata dalla carenza di risorse economiche, sono i peggiori nemici dell’arte, se poi si aggiungono gli sfregi compiuti dai vandali, il quadro diventa ancor più scuro. Risultano difficili da comprendere i motivi di un atto così inqualificabile proprio nei giorni in cui applaudiamo per la ‘liberazione’ di Santa Croce e per la sua restituzione ai leccesi e ai turisti e mentre è nel vivo il dibattito sul recupero della statua bronzea del Patrono discesa dalla colonna”.

“Conosco bene il ‘tempietto’ di Via Rubichi – ha dichiarato mons. Seccia appena ricevuta la notizia – per averlo potuto ammirare già nei primi giorni del mio arrivo a Lecce visitando il centro storico e più recentemente recandomi a Palazzo Carafa in occasione dell’inizio dei restauri della statua bronzea di Sant’Oronzo. Ne notai subito l’ottima fattura e, osservandolo con attenzione, sono rimasto particolarmente colpito dallo sforzo dell’autore di poter raffigurare la struggente scena evangelica sullo sfondo del mare salentino”.



In questo articolo: