Tino, Gina, Glicine…investiti cinque gatti della Colonia Felina del Cimitero di Lecce. Le volontarie chiedono più attenzione

I cartelli che segnalano la presenza della Colonia felina al Cimitero di Lecce e avvisano gli automobilisti dei limiti di velocità non bastano. Sono cinque i gatti investiti nell’ultimo mese. Solo una si è salvata

gina colonia felina

Sono cinque i gatti della Colonia Felina del Cimitero di Lecce ad essere stati investiti nell’ultimo mese. Tino, Gina, Glicine, Asia e un micio rimasto senza nome, impossibile da riconoscere anche per le volontarie che, ogni giorno, si prendono cura di loro. Una strage per chi li ama, porta loro da mangiare, li accudisce. Solo Asia è riuscita a salvarsi, è ancora ricoverata, ma ce la farà.

Tra i gatti uccisi, investiti in una zona dove si dovrebbe fare attenzione al volante, c’è anche l’icona della Colonia, Gina. «Per tanti anni ha saputo portare conforto a tutti i visitatori del Cimitero che, nel giorno della sua morte, hanno voluto condividere con noi i loro più dolci ricordi» racconta Vania, una delle referenti.

L’ultima è stata Glicine. Il suo corpicino è stato trovato in una delle cucce. Nonostante le ferite causate dall’urto violento, ha cercato di aggrapparsi alla vita sforzandosi di trovare riparo in una delle cuccette, forse spinta dal desiderio di proteggere i piccoli che portava in grembo, ma non ce l’ha fatta a salvarsi e le sue creature non vedranno mai la luce.

Solo nella giornata di ieri sono stati due i corpi raccolti, tra le lacrime, da una volontaria. Ascoltare la sua testimonianza, con la voce rotta,  fa capire quanto sia difficile fare i conti con l’indifferenza e l’insensibilità di molta gente. Cinque gatti investiti solo nell’ultimo mese sono davvero troppi.

«Quanti altri frammenti di cuore si dovranno contare? Quante altre lacrime dovranno essere versate per il dolore e la rabbia nel vedere piccoli corpi abbandonati per terra da chi è senza coscienza? » si chiedono le volontarie della Colonia Felina del Cimitero di Lecce che hanno voluto scrivere a Leccenews24 per chiedere la cortesia di fare più attenzione.

«Non è tollerabile che, in un luogo sacro come il cimitero, ci siano mezzi che percorrono le strade a velocità sostenuta procurando vittime. Cosa succederebbe se al posto dei gatti un giorno si trovasse ad attraversare un bambino sfuggito accidentalmente dalle mani della madre, se subito dopo una curva si trovasse un anziano o chiunque altro, ignaro di dover schivare anche in quel posto un mezzo che corre come se si trovasse in una pista automobilistica?». Un interrogativo più che letico.

«Dedichiamo anima e corpo al benessere di queste creature indifese, il nostro tempo, la nostra energia, consapevoli di essere la loro famiglia. Ogni piccolo cuore che si arresta trascina via una parte della nostra anima e rappresenta una ferita che lascerà per sempre un solco. Vorremmo garantire protezione ai gatti, una soluzione che sia efficace, che non permetta più agli incoscienti di mietere altre vittime innocenti perché davanti a episodi di questo genere, non bisogna voltarsi dall’altra parte: gli atteggiamenti che causano sofferenza fino a spezzare vite, sono da condannare e al tempo stesso affrontare al fine di porvi rimedio».

La segnaletica che avverte della presenza della colonia ai visitatori e diversi cartelli che fissano il limite di velocità a 10 km/h non bastano. Anche i dossi non si sono rivelati sufficienti perché ad un metro di distanza accelerano con la macchina. «Lo abbiamo scoperto sulla pelle di Reddino, un gattino rosso, di pochi mesi, investito e ucciso a dicembre» ci raccontano.

Così, le volontarie hanno deciso di fare di più. «Abbiamo ormai da tempo avviato la procedura per l’istallazione delle telecamere e abbiamo richiesto un servizio di sorveglianza da parte dei vigili per sanzionare chi non rispetta i limiti di velocità e tutelare anche noi volontarie che, da quando c’è stata la violenta aggressione, svolgiamo le nostre attività nel timore per l’incolumità oltre che dei gatti anche nostra.  Ad oggi siamo ancora in attesa e intanto continuiamo a raccogliere i corpicini di coloro di cui ci siamo prese cura con tanto amore, devastati dalle macchine e dall’indifferenza».

 



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