Giornata dedicata alle vittime del Covid, due anni dopo le bare di Bergamo che qualcuno ha dimenticato

Due anni fa i camion dell’esercito portarono via centinaia di bare da Bergamo in altre città. Oggi la Giornata nazionale dedicata alle vittime del Coronavirus

Sono passati due anni da quell’immagine straziante diventata il simbolo del dramma che l’Italia stava vivendo. Come in tutte le “guerre”, anche la lotta al Coronavirus ha delle istantanee destinate ad essere ricordate quando tutto sarà tornato alla normalità e la pandemia sarà solo un bruttissimo ricordo. C’è stata la foto dell’infermiera stremata, che si era addormenta dopo uno dei tanti turni massacranti e quella che mostrava il volto segnato dalla mascherina di uno dei tanti angeli in corsia. Ma lo scatto delle bare di Bergamo caricate sui carri dell’Esercito difficilmente potrà essere dimenticata. Resterà per sempre impressa come una cicatrice che continuerà a far male. Tanto è stato detto e scritto sull’emergenza, ma quel corteo silenzioso che ha attraversato il cuore della città ha raccontato il dolore che aveva colpito il Paese più di tante parole.

In un momento in cui il timore di dover scegliere tra chi salvare e chi lasciar morire, chiusi in casa, incapaci di capire e ancor più impotenti di fronte ad una tragedia che stava diventando mondiale, quel funerale a cielo aperto ha tolto il sonno a tutti. Di notte, come se nessuno dovesse vedere. Non è stato nemmeno un funerale. Non c’era nessuno a piangere queste vittime invisibili, ad accompagnarle nel loro ultimo viaggio, a consolare le famiglie che avevano perso una persona cara.

Il tempo, come spesso accade, ha attenuato quelle emozioni e quella sofferenza provata. Qualcuno ha persino negato che dentro quei camion ci fossero corpi di padri, madri, amici e parenti. Qualcuno ha messo in dubbio quanto accaduto in quella città piegata dal virus. «Immagini costruite ad hoc per convincerci a restare a casa» era stato scritto. Mese dopo mese, la foto è stata archiviata, cancellata dalle memoria come si fa con un documento che non serve più.

I camion non sono bastati a renderci persone migliori come promesso durante la prima ondata, i morti nemmeno. Come uno sfregio ad ogni bollettino la risposta è sempre la stessa: «Sono morti di Covid o per Covid?» si puntualizza, come se qualcuno non potesse campare un anno in più con le patologie e senza il mostro che le ha strappate via.

Due anni dopo, è cambiato ben poco. La giornata nazionale dedicata alle vittime del Covid serve a ricordare i morti di ieri, ma anche quelli che quotidianamente continuiamo a contare.



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