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Legami fragili e violenze taciute. La strage silenziosa ha un nome “femminicidio”

by Marianna Merola
8 Marzo 2022 16:35
in Cronaca
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Donne accoltellate, strangolate, soffocate, uccise, violentate. Donne vittime di una violenza ingiustificata che si scatena quasi sempre tra le mura domestiche. Lì, dove dovrebbero essere al sicuro, dove la paura a volte sfocia addirittura nella giustificazione. Donne fragili, succubi della furia omicida degli uomini a loro cari: fidanzati, compagni, mariti, conviventi, figli, fratelli o nipoti che diventano, improvvisamente, carnefici.

Storie di quotidianità che diventano numeri, troppi per passare inosservati, troppi per rimanere in un angolo, troppi per non agire. Racconti comuni,come un copione che si ripete, scritto in molte lingue diverse, con lo stresso tragico epilogo.

«San Valentino di Sangue», «8 marzo da incubo», «si tinge di rosso la festa della donna» i titoli dei giornali rendono ancor più allarmante un fenomeno, se così si può chiamare, in cui a perdere la vita sono sempre loro: le donne. Chiamarli «femminicidi» forse suona male, però serve. E definire in modo appropriato la categoria criminologica del delitto perpetrato contro una donna perché è donna, è necessario.

«Femminicidio», un termine che abbiamo imparato a pronunciare solo di recente per dare finalmente un nome, che suona antico, ma non lo è affatto. Forse è una “parola” per alcuni usata male, addirittura strumentalizzata. Eppure basta da sola a dare all’argomento la rilevanza che merita. I casi registrati dall’inizio dell’anno, bastano. Una conta vergognosa, una media che non fa testo se, passato il momento, ci si dimentica di Anna, Francesca, Maddalena, Raffaella o Giovanna. Dei nomi e cognomi di quelle vittime dell’amore come spesso sono state definite. Quell’amore che diventa l’inizio di una serie di violenze e di maltrattamenti che talvolta, e anzi troppe volte, terminano con la morte.

E mentre si moltiplicano le iniziative, si analizzano i casi della cattiveria umana spinta fino al limite, mentre si discute del «fenomeno» e si tenta di rompere il silenzio, una domanda non ha ancora trovato risposta: «perché?».

Tags: femminicidio-prima-causa-di-morte
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