Perquisizioni per una maxi frode fiscale, indagato il sindaco di Racale. Sotto inchiesta altri 15 salentini  

Tra gli indagati dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Venezia, compaiono i nomi di commercialisti e imprenditori.

C’è anche un sindaco, tra i 46 indagati per una maxi frode fiscale contestata dalla Procura di Venezia. E compaiono i nominativi di 16 salentini, tra cui quelli di alcuni commercialisti, nel decreto di perquisizione a firma del pubblico ministero della Procura di Venezia, Elisabetta Spigarelli ed eseguita dalla Guardia di finanza.

Complessivamente, sono 46 le persone indagate. Tra i salentini vi sono: il sindaco di Racale, Antonio Salsetti, 50 anni, commercialista e consulente del lavoro; il cognato, anch’egli commercialista, Salvatore Mercurio, 54 anni, di Taviano, che è considerato uno dei promotori dell’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta.

Inoltre, è stato disposto verso entrambi, il sequestro per equivalente per svariati milioni di euro.

Gli altri indagati

E poi compaiono gli imprenditori: Pasquale Apollonio, 47 anni, di Aradeo; Salvatore Bevilacqua, 37 anni, di Taviano; Manuela Capoti, 52 anni, di Gallipoli; Miriam Capoti, 49 anni, di Racale; Franco Cavalera, 55 anni, di Taviano; Fabio De Carlo, 43 anni, di Squinzano; Massimo Giannelli, 47 anni, di Racale; Mariella Lupo, 47 anni, di Nardò; Sebastiano Manni, 52 anni, di Racale; Marco Palamà, 42 anni, di Racale; Marcello Preite, 55 anni di Ugento; Antonio Montunato, 55 anni, di Racale; Emanuele Palamà, 49 anni, di Racale e Fernando Rizzo, 62 anni, di Taviano.

Sono state effettuate perquisizioni in varie aziende (alcune della provincia di Lecce).

Gli indagati potranno ora chiedere di essere interrogati, presentare memorie difensive e ricorrere al Tribunale del Riesame.

Il sistema, come si legge in un comunicato, faceva perno su numerose società cartiere, utilizzate per assumere oltre 400 lavoratori, di fatto impiegati in altre società sempre riconducibili alla stessa organizzazione e operanti nel settore del montaggio di mobili e arredi per uffici ed installazione di stand fieristici.

Il meccanismo della frode prevedeva la stipula di contratti di sub-appalto tra le società cartiere e quelle beneficiarie grazie ai quali quest’ultime potevano disporre della forza lavoro necessaria senza dover adempiere agli obblighi previdenziali e contributivi, beneficiando dei crediti Iva connessi alle false fatturazioni ricevute, pari a oltre 25 milioni di euro.

Le precisazioni di un’azienda coinvolta

L’avvocato Francesco Vergine, che assiste una delle aziende, riferisce: “In relazione alla notizia della vasta operazione investigativa della Procura della Repubblica di Venezia,  si precisa che alcuna condotta di reato è stata contestata ad AP montaggi srl e che essa, dunque, non avendo subìto nessun sequestro, proseguirà regolarmente nella propria attività. Le indagini a carico di un socio della AP Montaggi srl riguardano fatti assolutamente marginali rispetto alla complessità dell’iniziativa giudiziaria, derivano da un risalente rapporto con uno dei tanti fornitori ed in riferimento ai quali sono stati consegnati documenti idonei a dimostrare l’assoluta estraneità ad ogni condotta illecita.”



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