“Cresta” sui biglietti per le visite al Castello Carlo V? Sei persone rischiano il processo per peculato e truffa

Secondo l’accusa gli indagati si sarebbero appropriati di una parte dell’importo dovuto al Comune, relativo ai guadagni sulla vendita dei biglietti per le visite al castello.

Castello Carlo V, interni (ph. Giuseppe Greco)

Sei persone rischiano il processo, dopo l’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione degli incassi derivanti dalla vendita dei ticket per le visite al Castello di Carlo V. La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del sostituto procuratore Roberta Licci. Risultano imputati: M.Q., 51enne di Lizzanello, in qualità di Presidente della a.r.l., Theutra; P.D.R., 48 anni di Lizzanello, vice-presidente della stessa società; A.M.C., 75enne di Lecce; Consigliera della Theutra; S.R., 49 anni di Lecce, Presidente della a.r.l, Oasimed; R.D.L., 49 anni di Galatone, vice-Presidente della stessa società; M.B., Consigliere della Oasimed.

L’udienza preliminare si svolgerà il 31 marzo davanti al gup Alcide Maritati.

Gli imputati rispondono delle ipotesi di reato di peculato e truffa aggravata. S.R. ed M.Q. sono accusati anche di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Sono assistiti dagli avvocati Ivana Quarta, Amilcare Tana e Luigi Quinto che potranno dimostrare l’estraneità alle accuse.

L’inchiesta

Le indagini sono scattate a seguito di un esposto anonimo del giugno scorso. Gli uomini della Guardia di Finanza di Lecce, nell’ottobre del 2019, sulla base di un decreto di perquisizione a firma del sostituto procuratore Roberta Licci, hanno sequestrato una corposa documentazione presso gli Uffici delle due società cooperative a responsabilità limitata, costituite in una RTI (raggruppamento temporaneo imprese).

Entrambe sono affidatarie per conto del Comune di Lecce, per la durata di cinque anni, della gestione dei servizi di informazione ed accoglienza turistica, promozione culturale e servizi ausiliari del Castello Carlo V.

Le accuse

Secondo l’accusa gli indagati si sarebbero appropriati di una parte dell’importo dovuto al Comune, relativo ai servizi offerti al pubblico. Nello specifico, si fa riferimento ai guadagni sulla vendita dei biglietti per le visite al castello. E si parla della cifra di 73.244 euro (di cui 837 inerente la voce “ingresso mostre” e 72.407 euro inerenti le voci “ingresso Castello Carlo V” e “servizio bookshop”).

Secondo l’accusa, gli indagati rispondono di peculato, poichè avrebbero comunicato al Comune di Lecce – cui per contratto dovevano versare con cadenza semestrale il 20% delle somme percepite – incassi minori rispetto a quelli reali, omettendo di versare gli importi, entro le scadenze previste. Infatti, in base al teorema accusatorio, le somme relative al primo e secondo semestre (pari a 8.144,29 euro) venivano versate nel corso del quarto semestre ovvero in data 26 settembre del 2019, mentre le somme relative al terzo semestre (pari a 5.476,50 euro) non risultavano ancora versate fino alla stessa data.

Come detto, gli indagati sono accusati anche di truffa aggravata. Avrebbero prima comunicato al Comune di Lecce l’intenzione di organizzare nell’ala della Sala Magista del Castello Carlo V, dal 20 aprile del 2018 fino al 9 settembre, una mostra dedicata al noto fotografo Elliot Erwitt, in collaborazione con un’altra società. Il Comune avrebbe accolto la proposta di un cofinanziamento del contratto di appalto, con la sospensione temporanea delle royalties quantificate nel 20% dei ricavi, sino alla soglia di incassi della vendita dei biglietti della mostra per 150mila euro, indicato dalla stessa società quale importo corrispondente ai costi preventivati per l’allestimento. Gli indagati avrebbero però messo in atto un fittizio aumento dei costi sostenuti a mezzo della emissione di 3 fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo di 45.000 euro.

Così facendo, avrebbero indotto in errore il Comune di Lecce e si sarebbero procurati l’ingiusto profitto di 25.634,33 euro, ovvero il 20% della somma di 128.171,66 euro, tra incassi per la visita al Castello ed alla mostra, previsti con un unico biglietto integrato e servizi accessori (vendita gadget e libri).

Infine, viene contestato S.R. ed M.Q. l’emissione di 3 fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo di 45mila euro aventi come descrizione “servizi pubblicitari” le prime due e “visite guidate” la terza, formalmente emesse dalla Oasimed nei confronti della Theutra, somme poi restituite dalla Oasimed attraverso l’interposizione di S.R.