“Short Message”, terminati gli interrogatori in carcere. In molti fanno “scena muta”

Soltanto qualcuno ha rilasciato dichiarazioni spontanee, respingendo gli addebiti e dichiarando di essere un semplice consumatore, ma di non far parte di alcuna compagine criminale.

Sono proseguiti, nella mattinata odierna, gli interrogatori di garanzia degli indagati sottoposti a misura cautelare in carcere, nell’ambito dell’inchiesta “Short message”.

Dinanzi al gip Cinzia Vergine, dal penitenziario di Borgo San Nicola, si sono presentati, tra gli altri: Nadia Pispero, 48 anni di Taurisano; Antonio Rizzo, 33 anni di Taurisano, alias “Maiato”; Giovanni Rizzo, 50enne di Taviano, alias “Collana”; Pamela Rizzo, 26enne di Tricase; Stefano Schirinzi, 32 anni di Tiggiano, alias “Serola”.

Quasi tutti, come accaduto nella giornata di ieri, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Soltanto qualcuno ha rilasciato dichiarazioni spontanee, respingendo gli addebiti e dichiarando di essere un semplice consumatore, ma di non far parte di alcuna compagine criminale.

I capi di imputazione

Rispondono, a vario titolo ed in diversa misura di: associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione di droga finalizzata allo spaccio, estorsione e detenzione e porto abusivo di armi.

Domani ci saranno gli interrogatori degli altri arrestati, tra cui quelli ristretti ai domiciliari.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Luca Puce, Rita Ciccarese, Tony Indino, Pantaleo Cannoletta, Stefano Prontera, Silvio Caroli, Vincenzo Del Prete, Biagio Palamà, David Alemanno, Mario Ciardo, Luigi Piccinni, Viola Messa, Marino Giausa, Luigi e Alberto Corvaglia, Antonio Manco.

Il nome “Short message” fa riferimento ai brevi messaggi di testo inviati alle varie utenze telefoniche, in cui si faceva riferimento all’acquisto ed alla vendita di stupefacente.

L’indagine, sono state condotte dai carabinieri di Tricase, guidati dal capitano Alessandro Riglietti, tra ottobre del 2015 al dicembre del 2017.

Le verifiche hanno consentito di documentare le attività delinquenziali di due distinte associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, di cui la prima attiva sui territori di Tricase e Tiggiano, con ramificazioni a Brindisi e nella città Terlizzi, dedita alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana e hashish), sulle piazze di spaccio di numerosi comuni della provincia di Lecce.

La seconda, invece, operava su Taurisano e Corsano, volta principalmente al traffico e allo spaccio di eroina nei paesi del Basso Salento, gestito da esponenti della criminalità del quartiere 167 della del capoluogo Lecce

Nel corso delle indagini è stato individuato un fiorente canale di approvvigionamento riconducibile anche a esponenti di un agguerrito clan malavitoso del barese che, a loro volta, si riforniva da persone di nazionalità albanese.

Non solo droga, ma anche disponibilità di armi e un caso di estorsione per minacciare gli acquirenti “morosi” o i rivali, è ciò che emerge nelle circa 300 pagine di ordinanza cautelare che ha raggiunto 41 persone.



In questo articolo: