Jacqueline Kennedy Onassis, un mito che fatica a tramontare

Il 19 maggio 1994 Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis perse la sua battaglia a soli 64 anni. Jackie resta un esempio di eleganza

Era il 19 maggio 1994 quando il mondo ha perso una delle figure più iconiche e ammirate del XX secolo: Jacqueline Kennedy Onassis. La sua morte ha segnato la fine di un’era e ha lasciato un vuoto profondo nel cuore di milioni di persone che l’avevano ammirata non solo come First Lady degli Stati Uniti, ma come simbolo di eleganza, grazia e resilienza.

Prima di diventare la signora Kennery era ‘semplicemente’ Jacqueline Lee Bouvier. Nata il 28 luglio 1929 a, Jackie è cresciuta in un ambiente privilegiato che ha plasmato il suo gusto raffinato e la sua visione del mondo. Dopo aver frequentato scuole prestigiose e aver viaggiato in Europa, ha acquisito una cultura cosmopolita che avrebbe in seguito influenzato il suo stile inconfondibile. Il suo matrimonio nel 1953 con John F. Kennedy, al tempo giovane promessa del Partito Democratico, ha catapultato Jackie sotto i riflettori internazionali, dove ha subito catturato l’attenzione con la sua bellezza e il suo stile impeccabile.

Durante il breve, ma intenso periodo alla Casa Bianca, Jackie ha trasformato la residenza presidenziale in un simbolo della storia americana. Ha restaurato e valorizzato l’arredamento storico, organizzato eventi culturali e sociali che hanno visto la partecipazione di artisti, scrittori e intellettuali di fama mondiale. La sua influenza andava oltre il semplice ruolo di moglie del presidente, era una vera e propria ambasciatrice che ha saputo utilizzare la sua posizione per promuovere l’arte e il patrimonio storico degli Stati Uniti.

L’assassinio di Jfk

Il tragico assassinio di John F. Kennedy, quel fatale 22 Novembre 1963 durante il viaggio a Dallas per la campagna elettorale, è stato un momento devastante che avrebbe potuto spezzare qualsiasi persona. Tuttavia, Jackie ha mostrato una forza straordinaria, diventando un esempio di dignità nel lutto. La sua immagine, vestita in nero al funerale del marito, con i suoi figli al fianco, rimane una delle più potenti del XX secolo. Nonostante il dolore, ha continuato a proteggere la memoria di JFK e a crescere i suoi figli con amore e dedizione.

Dopo la morte del marito, Jackie dovrà pronunciare un altro addio, al cognato Robert. Bobby era cerebralmente morto e quando l’orologio aveva appena segnato l’1.20 di quel ‘maledetto’ 6 giugno 1968 fu Jackie ad ordinare ai medici di la­sciarlo morire, dopo aver firmato l’autorizza­zione per staccare il respiratore, come da protocollo ospedaliero. Pochi mesi dopo,Jackie cambiò pagina sposando l’armatore greco, Aristotele Onassis, amore di un’altra diva senza tempo, Maria Callas.

Il matrimonio con Onassis

Quando Jackie sposò Aristotele Onassis, uno degli uomini più ricchi del mondo, i giornali commentavano la notizia con un crudele «Ha deluso il mondo intero». Il matrimonio le offrì una sorta di rifugio dalla costante attenzione dei media, ma non la allontanò mai completamente dal pubblico interesse. Anche come Jacqueline Onassis, ha continuato a essere una figura di fascino e mistero, mantenendo sempre una certa riservatezza sulla sua vita privata.

Negli ultimi anni della sua vita, Jackie ha lavorato come editor presso una casa editrice di New York, trovando una nuova dimensione professionale che le ha permesso di continuare a essere coinvolta nel mondo culturale che tanto amava. Ha combattuto con coraggio contro il linfoma non Hodgkin, una battaglia che ha perso il 19 maggio 1994.

La morte di Jacqueline Kennedy Onassis, sepolta accanto al marito nell’Arlington National Cemetery in Virginia, ha segnato la fine di un capitolo significativo nella storia americana. Tuttavia, il suo lascito continua a vivere. Jackie ha insegnato al mondo l’importanza della grazia sotto pressione, della bellezza nell’intelligenza e della forza nell’avversità. La sua eleganza senza tempo e il suo impegno verso la cultura e la storia americana rimarranno per sempre impressi nella memoria collettiva.

Oggi, ricordiamo Jackie non solo come la vedova di un presidente, ma come una donna che ha saputo trasformare il dolore in forza e la fama in un’opportunità per promuovere ciò che più amava. La sua vita e la sua morte ci ricordano che, anche di fronte alle avversità più grandi, è possibile mantenere la propria dignità e influenzare positivamente il mondo intorno a noi.