Un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lecce ha permesso di sgominare una presunta vicenda estorsiva ai danni di un imprenditore del territorio salentino. Al centro del provvedimento cautelare c’è un 56enne del posto, già condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso e ritenuto vicino a un gruppo criminale riconducibile alla Sacra Corona Unita.
La richiesta estorsiva
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe tentato di imporre all’imprenditore il pagamento di una somma di denaro compresa tra i 5.000 e i 15.000 euro all’anno.
L’incontro chiave, volto a far partire la richiesta estorsiva, sarebbe avvenuto grazie al contatto agevolato da una terza persona – la cui posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti e indagata in concorso, sebbene senza misure cautelari a carico. In quella circostanza, il 56enne avrebbe fatto esplicito riferimento al contesto territorialmente egemone, prospettando una più ampia e sistematica attività estorsiva nei confronti degli imprenditori della zona.
Il coraggio della vittima e le indagini
Di fronte alle minacce e alla pressione criminale, l’imprenditore ha scelto di non piegarsi: ha rifiutato categoricamente di aderire alla richiesta estorsiva e si è rivolto ai Carabinieri, denunciando tempestivamente l’accaduto.
La denuncia ha dato un forte impulso alle indagini, sviluppate anche mediante l’ausilio di strumenti tecnici. Ciò ha consentito agli investigatori di raccogliere riscontri oggettivi e di mappare la circolazione della notizia all’interno dell’ambiente economico locale, delineando con precisione il clima di paura in cui si inseriva la vicenda.
La duplice aggravante mafiosa
La gravità del quadro indiziario è stata certificata dal G.I.P. nell’ordinanza cautelare, che ha riconosciuto una duplice connotazione mafiosa: da un lato la condotta è stata realizzata avvalendosi della forza intimidatrice del clan, dall’altro è stata commessa da un soggetto formalmente appartenente alla criminalità organizzata. Il profilo del 56enne è gravato da precedenti specifici, tra cui una condanna definitiva per associazione mafiosa risalente al 2008 e un’ulteriore sentenza emessa nel 2023.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per gli indagati vige pertanto il principio della presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.






