Dopo l’omicidio, il killer di Eleonora e Daniele scrive una lettera ad un’amica: “Sono stato io”

La lettera in cui lo studente confessa l’omicidio ad un’amica è stata trovata dai Carabinieri del Ris di Roma nella cartella “bozze” dell’indirizzo mail del 21enne.

Dopo aver ucciso Daniele e Eleonora con più di 70 coltellate, Antonio De Marco aveva capito che non l’avrebbe fatta franca, che presto gli investigatori sarebbero arrivati a lui seguendo le tracce che aveva lasciato nell’appartamento di via Montello, partendo dagli errori che aveva commesso in quel “delitto perfetto” che aveva meticolosamente pianificato sui fogli di carta strappati da un bloc-notes. Per questo, una volta tornato a casa, ha rimesso la maschera del “bravo ragazzo” e ha scritto una mail ad una compagna del corso di scienze infermieristiche, una ragazza a cui aveva dichiarato il suo amore, ma che gli aveva offerto in cambio solo la sua amicizia.

Una lettera diventata una confessione, conservata nel suo computer e mai inviata, rimasta nella cartella bozze della sua posta elettronica e diventata una prova, l’ennesima, contro di lui. L’hanno trovata i Carabinieri del Ris di Roma che stanno analizzando i contenuti del pc, del cellulare e di tre pen-drive sequestrati nell’appartamento di via Fleming, dove si era rifugiato dopo l’orrore commesso ed estratti dall’ingegnere Silverio Greco per conto della Procura.

“…Molto probabilmente sentirai o leggerai delle cose su quello che ho fatto e voglio essere sincero: sono stato io. Ora credo che ti farai tante domande, sarai scioccata, ma voglio che tu sappia una cosa: ti voglio bene veramente, tu sei stata la mia prima amica”, ha scritto. Un addio ad una persona che era stata molto di più di una compagna di corso per ringraziarla “dal profondo del cuore”, per augurarle il meglio dalla vita e di non sentirsi mai sola. La solitudine sembra aver tormentato lo studente anche dopo il massacro. Non solo quando lo ha spinto a provare invidia per la felicità di quella coppia innamorata con cui aveva condiviso l’appartamento, quando lo ha scavato dentro fino a fargli immaginare la sceneggiatura dell’omicidio, quando ancora non aveva lasciato la stanza presa in affitto che l’arbitro gli aveva chiesto di liberare. De Marco sapeva che la solitudine lo avrebbe accompagnato per sempre: “A questo punto credo che noi due non ci sentiremo mai più e anche se ci fosse la possibilità non penso che vorrai avere a che fare con me” scrive.

La lettera

“…molto probabilmente sentirai o leggerai delle cose su quello che ho fatto e voglio essere sincero: sono stato io a farlo. Ora credo che ti farai tante domande, sarai scioccata, ma voglio che tu sappia una cosa: ti voglio bene, veramente, tu sei stata la mia prima amica… la mia prima amica è una ragazza che non posso né vedere, né sentire… eppure sei stata una persona importante per me, ti ho detto delle cose che non pensavo avrei mai detto a qualcuno e tu mi hai sempre confortato. Per tutto il tuo supporto vorrei dirti grazie, grazie dal profondo del cuore. A questo punto credo che noi due non ci sentiremo mai più e anche se ci fosse la possibilità non penso che vorrai avere a che fare con me, per questo voglio farti un augurio sincero, spero davvero con tutto il cuore… quello che io non ho avuto e probabilmente non avrei avuto e che nella vita spero tu possa riceverne il doppio, spero che ti troverai un buon lavoro, che avrai una solida famiglia in cui sentirti a casa, dei bambini splendidi come te e una vita lunga e piena di soddisfazione senza rimpianto e soprattutto ti auguro di non sentirti mai sola, te lo auguro davvero! Voglio che tu stia bene, grazie ancora per avere fatto parte mia vita. P.S. Questo è un regalo che avrei tanto voluto inviarti”.

Gli errori e le confessioni

Non sarà questa lettera ad inchiodarlo. Ci sono le tracce che ha lasciato sulla scena del crimine, dalle fascette con cui voleva legare le vittime ai bigliettini su cui aveva notato la sequenza dell’orrore. Ci sono il dna e le impronte digitali, anche se manca ancora l’ufficialità (saranno comparate con quelle lasciate sulla banconota da 20 euro con cui ha pagato un fumetto e con il preservativo recuperato dopo un rapporto sessuale con una escort). Ci sono le confessioni ufficiali: quella della sera in cui è stato fermato fuori dal “Vito Fazzi” di Lecce quando ha detto “Da quanto mi stavate seguendo” agli uomini in divisa che lo stavano aspettando. E c’è quella davanti al Gip Michele Toriello nell’udienza di convalida del fermo, scandita da tanti non so e non ricordo.

Ci sono poi le confessioni intime e personali, affidate ad un pc. «Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di essere in gradi di fare una cosa del genere. Purtroppo è successo e non si può tornare indietro» avrebbe scritto al computer. E ancora «Non fate quello che ho fatto io. Siate forti, non lasciatevi andare».



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