Provano a salvare un gatto randagio trovato nel centro storico di Lecce, ma è tutto inutile. La lettera di due volontarie

Il gatto trovato in condizioni critiche nel centro storico di Lecce non ce l’ha fatta, ma le due volontarie che lo hanno soccorso ora vogliono sapere che cosa si poteva fare per evitare la sofferenza all’animale.

Lucky. Questo il nome che due volontarie hanno dato ad un randagio trovato in condizioni critiche nel centro storico di Lecce. Sembrava adatto a quel piccolo batuffolo di pelo che aveva chiesto aiuto, miagolando disperatamente, attirando l’attenzione della dottoressa Michela Maffei e della dottoressa Paola Centini che lo hanno  soccorso e curato, a proprie spese. Il gatto, nonostante gli sforzi, non ce l’ha fatta: aveva la sindrome di Immunodeficienza felina (FIV) e la leucemia felina (FeLV), malattie molto contagiose che non lasciano scampo. Una morte che ha lasciato l’amaro in bocca e ha spinto le due donne a scrivere una lettera aperta – indirizzata tra gli altri ai cittadini e al Sindaco di Lecce, Carlo Salvemini – in cui ripercorrono gli ultimi giorni di vita del micio anche per capire cosa è stato fatto e cosa si poteva fare per evitare quanto accaduto o lenire le sofferenze dell’animale che a modo suo aveva chiesto aiuto e forse aveva anche fiducia di ottenerlo.

Il ritrovamento del gatto

La missiva, firmata da Michela Maffei e Paola Centini, comincia dal giorno del ritrovamento del gatto randagio. «Martedì 14 settembre, alle ore 19.00, abbiamo trovato un gatto nel centro storico di Lecce che versava in condizioni critiche. Era macilento, denutrito, sporco, terrorizzato e gridava, mantenendo gli occhi chiusi e muovendosi in maniera scomposta, come invocando aiuto».  Michele e Paola – che, da anni, assistono in maniera volontaria i felini della città, senza aver mai chiesto interventi comunali, considerando tale opera un impegno di civiltà, un dovere e un atto di umanità – hanno soccorso il gatto, ritenendo che fosse  in pericolo di vita. E, visto lo “stato di necessità”, lo hanno portato in un centro che ha la convenzione con il Comune di Lecce e, quindi, è investito del mandato per le cure e l’assistenza agli animali randagi.

«Lo abbiamo chiamato Lucky – si legge – perché abbiamo pensato che la fortuna o il suo istinto lo avessero guidato verso di noi per ottenere soccorso. Tutti hanno diritto a un nome. Anche i gatti. Tutti hanno diritto di essere soccorsi. Anche gli animali randagi».

Gli esami e il decesso

A Lucky non è stato riconosciuto lo “stato di necessità”. Non aveva diritto alle cure da parte del Comune e le spese dovevano essere a carico dei privati cittadini. Le due volontarie non si sono tirate indietro, anzi. Hanno pagato per la profilassi per la rogna, la pulizia del condotto uditivo e un antiparassitario. 91,99 euro. Non solo. Al centro erano state consigliate delle analisi ematobiochimiche. Così, Michela e Paola si sono rivolte ad un altro laboratorio di analisi cliniche dove, al costo di 45 euro, hanno avuto i risultati. Lucky aveva la sindrome di Immunodeficienza felina (FIV) e la leucemia felina (FeLV), malattie molto contagiose che causano un’elevata mortalità tra i gatti.

Esami in tasca – raccontano –  sono tornate al Centro veterinario per ottenere, dopo diverse richieste, il referto del gatto.  «Giovedì 16 settembre abbiamo deciso di portare il povero Lucky da un altro medico veterinario che, al semplice esame clinico obiettivo, ha constatato: “il gatto sta molto male e non supererà la notte”. Lucky, infatti, è morto la sera stessa».

«Non si tratta soltanto della morte di un semplice gatto. La morte non è semplice…» scrivono le due volontarie nella lettera in cui chiedono ai “destinatari” se si poteva evitare.

L’amarezza e il dolore

«Cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e cosa potevamo fare per evitare questa morte e lenire le sofferenze di questo animale che venendo sotto le nostre finestre ha mostrato di volere aiuto e forse aveva anche fiducia di ottenerlo? La morte di Lucky ci ha procurato dolore, amarezza e rabbia. Abbiamo impegnato tempo e denaro, ci siamo assunte delle responsabilità e dei rischi per aiutarlo. Perché riteniamo che gli animali siano i primi esseri viventi del nostro ambiente naturale, del quale siamo tutto sommato ospiti e soprattutto ne dipendiamo per la sopravvivenza e il benessere, tanto che i gatti ci preservano dalla diffusione di ratti e scarafaggi, come ben sanno i cittadini dei centri storici e delle campagne. Non ci sono esseri superiori o inferiori e tutte le vite si devono trattare con pari dignità e rispetto, e dunque assistere e curare, facendo tutto quello che è possibile. È con il rispetto per gli esseri più deboli e indifesi che si misura il valore che la società attribuisce alle persone e agli animali. Che non diventano mai cose. Non si tratta soltanto della morte di un semplice gatto. La morte non è semplice»

Clicca qui per leggere la lettera completa con le foto aiutato e i risultati delle analisi.



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