La storia di Lorena Cultraro: violentata, uccisa e gettata in un pozzo a 14 anni

L’omicidio di Lorena Cultraro, uccisa e gettata in un pozzo per evitare uno «scandalo», era stato pianificato via sms. Il racconto di quel 13 maggio 2008

La morte di Lorena Cultraro, studentessa di ragioneria di appena 14 anni, è stata decisa con un sms. È stato Domenico ad inviare a due amici Giuseppe e Alessandro – tutti minorenni – l’ordine di ammazzare la ragazzina di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, per metterla a tacere. Per chiuderle la bocca, i tre ‘bravi ragazzi’ l’hanno massacrata di botte, violentata a turno, strangolata e gettata in un pozzo con un grosso masso legato alla caviglia con una fune. Un ultimo tentativo di farla sparite, dopo aver provato a sbarazzarsi del corpo bruciandolo. Un orrore. Per capire perché Lorena è stata “condannata” tocca fare un passo indietro.

La storia di Lorena

Lorena non era più una bambina e, come accade spesso agli adolescenti, voleva sembrare più grande di quanto non fosse. I suoi 14 anni le stavano stretti e in fondo c’era tutto un mondo da scoprire. Da qualche mese frequentava un ragazzo poco più grande di lei, Alessandro, 15 anni. Il ragazzo aveva due amici storici, Domenico – 17 anni, carrozziere – e Giuseppe – 16 anni – con cui condivide tutto. Anche Lorena, scambiata come una figurina. Tutto cambia quando la ragazza confida ai tre amici di essere incinta. «Uno di voi è il padre», dice.

Alessandro, Domenico e Giuseppe hanno tutti una fidanzata “ufficiale” e hanno paura di veder cambiare le loro vite per quello che, fino a quel giorno, era stato solo un passatempo. A risolvere la situazione ci pensa Domenico, via sms. Quel messaggio in cui ordina agli amici di organizzare una spedizione punitiva per dare una lezione alla ragazza.

Il piano

Il 30 aprile scatta il piano. Uno dei tre, Giuseppe, va a prendere Lorena all’uscita di scuola e la porta in un vecchio casolare abbandonato, in località Giummarra, nelle campagne di Niscemi, lontano da occhi indiscreti per discutere del ‘problema’. Raggiunto il luogo, i tre le strappano i vestiti e la violentano, a turno. Fermarli è impossibile. Ci prova Lorena, ma non riesce a salvarsi.

Una volta finito, comincia la brutalità. Calci, pugni, si sfogano a turno. Di nuovo. Sembrava tutto finito, ma non fu così. Lorena viene soffocata fino a quando il suo cuore non smette di battere. Non dirà più niente a nessuno, non rovinerà la vita ai suoi “amici”. Ha avuto la lezione che meritava. Solo che ora bisogna decidere cosa fare di lei. Lo scopriranno i Vigili del Fuoco tredici giorni dopo la scomparsa della ragazzina, quando un contadino trova il cadavere in un pozzo con un masso legato alla caviglia con una fune per farlo affondare nell’acqua della cisterna. Il corpo era riaffiorato con tutti i segreti che avrebbe dovuto nascondere per sempre.

Non era stata una fuitina, una ragazzata, anche se pensare che si fosse allontanata volontariamente faceva meno male che credere che a casa non sarebbe più tornata.

“Ho confessato, ora posso andare a casa?”

Arrivare ai tre non è stato difficile. A condurre a loro sono stati i tabulati telefonici. Ad inchiodarli ci hanno pensato le intercettazioni. È stato Alessandro a crollare per primo. «Ci ha detto che era incinta e voleva incolpare uno di noi, abbiamo perso la testa», confessa.

«Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prendere a calci e pugni Lorena, perché aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le fidanzate. Ad un certo punto – spiega – ho notato (non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto), che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, e glielo stringevano forte a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perché Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che non respirava più»

Poi una richiesta, come se non fosse consapevole dell’orrore che aveva commesso: «Signor giudice, le ho detto tutto. Ora posso andare a casa?», anche se gli avvocati sostengono che questa frase non sia mai stata pronunciata.

La condanna

Il caso è chiuso, ma c’è un particolare che non quadra. Lorena non era incinta.

Nessuno di loro può essere condannato all’ergastolo, come chiedono a gran voce i genitori di Lorena. Alla fine sono stati condannati a 20 anni di carcere per omicidio premeditato e occultamento di cadavere.

Sembrava un capitolo chiuso, per quanto doloroso, ma cinque anni dopo, spunta una testimone. Una ragazza denuncia Domenico: “Lo ha fatto anche a me, quando avevo 16 anni, mi ha portato in un casolare e mi ha stuprato con altri tre ragazzi minorenni”. Perché non ha parlato prima? La risposta bisogna cercarla nella paura. Di non essere creduta. Di essere tacciata come una ‘facile’ come accaduto a Lorena.



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