“Labirinto”: nuove scottanti rivelazioni da Tommaso Montedoro e Fabio Rizzo

Le dichiarazioni di pentito ed imputato, in due distinti verbali, sono state depositate dal PM nell’udienza per l’ammissione del giudizio abbreviato.

Pentito ed imputato forniscono scottanti rivelazioni sui due gruppi criminali associati al clan “Tornese” di Monteroni, smantellati con l’Operazione “Labirinto”.

Le dichiarazioni, contenute in due distinti verbali, sono state depositate nell’udienza per l’ammissione del giudizio abbreviato, ieri mattina presso l’Aula Bunker di Borgo San Nicola.

Il pentito Tommaso Montedoro

Il pm Valeria Farina Valaori ha presentato un verbale del neo collaboratore di giustizia, contenenti le dichiarazioni rese negli ultimi mesi. Anzitutto, Montedoro riferisce che Saulle Politi e Vincenzo Rizzo avevano pari autorità sui territori di Monteroni, Carmiano, Arnesano, San Cesario e Gallipoli.

Il pentito si sofferma sulla questione della guardiania nei locali della “Città Bella”. In particolare riferisce di un incontro con Vincenzo Rizzo. Quest’ultimo gli chiese se fosse interessato a guardiania e parcheggi.

Montedoro però “non voleva entrare in quelle beghe“, aggiungendo “l’importante che i paesani miei non subivano niente“.

Poi fa riferimento alla figura di un finanziere. “Era qualcuno vicinissimo a loro” ( ai Politi, n.d.r.) . E aggiunge che gli venne riferito che se lo avessero arrestato, avrebbero perso tutto.

Infatti, racconta che quando si diffuse sugli organi di stampa la notizia dell’arresto di un finanziere, vi fu un grande sgomento. In realtà il militare interessato dalla misura cautelare non era quello a cui facevano riferimento loro.

Montedoro riferisce ai magistrati della Dda anche le attività di slot machine, che si era oramai estesa anche sui territori di Nardò e Galatone. Inoltre, i Politi avevano interessi su alcuni bar di Carmiano e su Porto Cesareo, dove possedevano numerose case.

L’imputato Fabio Rizzo

E poi, il verbale d’interrogatorio, con le dichiarazioni di Fabio Rizzo 48enne di San Donato.

L’imputato è stato sentito nei mesi scorsi dagli inquirenti ed avrebbe negato l’accusa di associazione mafiosa. Inoltre, ha fatto delle importanti rivelazioni confluite in un memoriale. Infatti, il pm ha esibito anche un verbale di sequestro di un’ingente quantitativo di eroina (ritrovato in una zona di campagna a Frigole, appartenente ad un parente di Tommaso Danese), grazie a quanto riferito dal dichiarante.

Fabio Rizzo ha poi riferito di un attentato ad un bar di Lecce per questioni di droga, indicando mandante ed esecutore.

Lo stesso movente ( ma un altro responsabile) viene riferito in merito all’incendio dell’auto di Franco Rodolfo ( uno degli imputati).

Infine, Rizzo ha parlato dei suoi rapporti con Davide Quintana. Quest’ultimo, impegnato nel settore ittico, gli avrebbe chiesto di contattare qualche allevatore di mitili in Grecia (approfittando di un suo viaggio ), per instaurare un rapporto di fornitura,

Ad ogni modo, Fabio Rizzo non è da considerare al momento un “collaboratore di giustizia”; non è sottoposto alcun programma di protezione e si trova detenuto nel carcere di Lecce.



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