Colpo al clan dell’ex boss della Banda della Magliana, l’operazione tocca anche Lecce

Cinque cold-case risolti e 38 arresti. Riguarda anche Lecce l’operazione che ha portato all’arresto di Salvatore Nicitra, ex boss della Banda della Magliana che è riuscito a costruire un impero con il settore del gioco d’azzardo che gestiva con metodo mafioso.

Ruota intorno al nome di Salvatore Nicitra, ex boss della Banda della Magliana e considerato il «re di Roma Nord», l’operazione dei carabinieri del Comando Provinciale della capitale che, alle prime luci dell’alba, hanno bussando alla porta di 37 persone colpevoli, a vario titolo, di far parte di un’associazione a delinquere guidata dall’ex compagno di Franco Giuseppucci ed Enrico De Pedis (Renatino) che, con modalità mafiose, ha assunto il controllo del mondo del gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line).

Secondo le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci, non a caso denominate “Jackpot”, Nicitra è riuscito a costruire negli anni un impero, forte del suo carisma criminale. Affiancato da alcuni dei suoi più stretti e fedeli collaboratori – tra cui Rosario Zarbo Rosario, Francesco Inguanta e Dattolo Antonio – l’ex boss aveva messo le mani sul gioco d’azzardo, vero e proprio core business del sodalizio. Parte degli ‘introiti’ venivano dedicati all’usura, crediti che poi recuperava con gli interessi usando la violenza. Lo dimostra anche il valore dei sequestri, tra beni mobili e immobili, valutato complessivamente intorno ai 15 milioni di euro.

Non c’è solo Roma. Gli uomini in divisa, per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica si sono mossi anche a Viterbo, Terni, Padova, Lecce, nonché in Spagna e in Austria.

Chi è Salvatore Nicitra

Nato in provincia di Agrigento, il quinto re di Roma della malavita organizzata comincia la sua carriera criminale all’ombra della Banda della Magliana. Significativo è il ritratto che ne fa il giudice istruttore Otello Lupacchini nell’ordinanza-sentenza contro la bandaccia: “Salvatore Nicitra, siciliano, con trascorsi di rapinatore, già amico di Franco Giuseppucci e referente di Enrico De Pedis per la commercializzazione della droga nella zona di Pimavalle, il quale per la sua capacità di gestire il gioco, venne anche lui arruolato nella banda per conduzione di circoli privati. Quest’ultimo, tra l’altro disponeva già una propria batteria, in conflitto con Bebo Belardinelli, operante anch’egli a Primavalle e a sua volta nemico di Danilo Abbruciati”.

A suon di affari sporchi e di esecuzioni si era conquistato il titolo di re dei videopoker. Casalotti, Primavalle, Montespaccato, Cassia, Monte Mario, Aurelio erano il suo regno. La sua corsa è finita nel giugno 2018, quando i carabinieri lo hanno arrestato nel corso dell’operazione Hampa, quella in cui finì in manette anche “Totò u curtu”, Franco Gambacurta. Ora si trova in Carcere, lui che per anni ha evitato condanne per traffico di armi, rapina e omicidio appellandosi ad un presunto «vizio totale di mente».

Risolti cinque cold-case

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno consentito anche di far luce su cinque cold-case avvenuti negli anni ’80 nel quartiere romano di Primavalle e uno all’interno dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Si tratta degli omicidi di Giampiero Caddeo, morto nel crollo di una parete della sua cella causato dall’esplosione della bomboletta di un fornello a gas. Non fu un incidente. Ad innescare ‘la miccia’ fu Nicitra per uccidere Roberto Belardinelli che, in quel momento, era lontano. Puro caso.

L’esecuzione fu solo rimandata, Belardinelli morì sotto il fuoco di numerosi colpi di arma da fuoco che uccisero anche Paolino Angeli. Franco Martinelli, invece, rimase soltanto ferito e per questo risponde di tentato omicidio. 12 giorni dopo tocca al fratello di Roberto, Valentino Belardinelli freddato mentre stava tornando a casa insieme alla fidanzata, per altro in dolce attesa.

Nicitra è il trait d’union di questi fatti di sangue. A legarlo a tutti gli omicidi (riusciti e tentati) sono anche le dichiarazioni di un pentito, vicino all’ex boss. Parole che hanno trovato conferma nelle indagini e si sono ‘incrociate’ con la testimonianza di un altro collaboratore di giustizia.

Le accuse

Nicitra e altre 37 persone ora sono indagate, a diverso titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla frode telematica per il gioco d’azzardo illegale, riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed estorsione, aggravate dal metodo mafioso.



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