Striscione dopo il blitz antimafia dei giorni scorsi. Perquisizioni a tappeto nella zona 167 di Lecce

E intanto nella giornata di ieri, il Tribunale del Riesame ha rigettato le richieste di annullamento delle misure cautelari per due arrestati

Perquisizioni a tappeto nella zona 167, dopo la maxi operazione antimafia che ha portato nelle settimane scorse all’arresto di 17 persone e la diffusione sui social dello striscione con la scritta “Non è mai Game Over“.

Gli agenti della Questura di Lecce hanno controllato i garage della zona presumibilmente alla ricerca anche di droga ed armi con l’ausilio di unità cinofile.

E intanto nella giornata di ieri, il Tribunale del Riesame (presidente-relatore Carlo Cazzella, a latere Antonio Gatto e Pia Verderosa), ha rigettato le richieste di annullamento delle misure cautelari per due arrestati. Si tratta Carlo Zecca, 33 anni (assistito dagli avvocati Ladislao Massari e Antonio Savoia) e per Sergio Marti, 48 anni (difeso dall’avvocato Savoia).

Il Riesame ha annullato soltanto un capo di imputazione per estorsione, contestato a Zecca.

Non solo, poiché nel corso dell’udienza di ieri, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Giovanna Cannarile, titolare dell’inchiesta Game Over, ha depositato una “Comunicazione di notizia di reato” (Cnr) dei poliziotti della Digos relativa alla vicenda dello striscione.

Nell’informativa sono confluite numerose chat su instagram in cui vengono citate le parole di una canzone di Blanco “Finchè non mi seppelliscono”, in cui dice: “Anche se prendessi un ergastolo. Sto con te. Finché non mi seppelliscono. Sto con te”. Inoltre, in una di queste chat ci sarebbero gli “auguri di morte” rivolti ad un non precisato giornalista.



In questo articolo: