Maxi inchiesta su presunti parcheggi abusivi a Gallipoli. 37 persone sotto processo 

L’udienza predibattimentale è fissata per il 19 novembre dinanzi al giudice monocratico, dopo il decreto di citazione diretta a giudizio

In 37 sono finiti sotto processo, dopo i sequestri degli anni scorsi di parcheggi abusivi sul litorale gallipolino.

L’udienza predibattimentale è fissata per il 19 novembre dinanzi al giudice monocratico, dopo il decreto di citazione diretta a giudizio, a firma del pm Alessandro Prontera.

Risultano imputati, tra gli altri, titolari di stabilimenti balneari, strutture ricettive ed agenzie turistiche, tecnici progettisti, legali rappresentanti di società di costruzioni e proprietari di terreni agricoli.

Sono accusati, a vario titolo, di una serie di reati ambientali anche se si tratta per lo più di contravvenzioni ed il termine di prescrizione non risulta lontano.

Le indagini hanno preso il via nel 2018. Nel mese di settembre del 2022, i militari della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Lecce, in collaborazione con la Polizia provinciale, avevano eseguito il sequestro di sei lotti di terreno, uno dei quali intestato al Comune di Gallipoli, a servizio di stabilimenti balneari e ad una parte, non ancora smontata, di un risto-pub, per una serie di presunti abusi edilizi, in una parte del parco naturale regionale “Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo”.

I terreni, per una superficie complessiva di oltre 70mila metri quadri, nel corso delle passate stagioni estive, erano stati adibiti a parcheggi temporanei a pagamento in violazione, secondo l’accusa, dei titoli abilitativi rilasciati dall’Ente comunale.

E la questione delle aree di parcheggio nelle località balneari è un’annosa questione non ancora risolta, nonostante l’imminente arrivo dell’estate.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di aver allestito aree di parcheggio a pagamento in 80 ettari di zone vincolate, cordoni dunari, aree boschive e agricole, ricavando ben 4.500 posti auto.

Ciò sarebbe avvenuto, secondo l’accusa, senza l’autorizzazione da parte degli enti preposti alla tutela del paesaggio.

(Immagine di repertorio)