Anziano trovato morto in una cisterna. Il fratello a processo con il rito abbreviato

L’imputato risponde dell’accusa di omicidio con il dolo d’impeto, aggravato dal rapporto di parentela con la vittima.

Verrà giudicato con rito abbreviato, l’agricoltore  accusato di avere ucciso a bastonate il fratello, per un serbatoio tagliato.

Nella mattinata di oggi, il gup Marcello Rizzo ha accolto l’istanza della difesa per Nicola Scupola, 70enne di Specchia. Gli avvocati Cristiano Solinas e Sergio Annesi, hanno chiesto ed ottenuto il rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo), poiché l’ipotesi di reato contestata a Scupola non rientra tra quelle punibili con l’ergastolo.

L’imputato risponde dell’accusa di omicidio con il dolo d’impeto, aggravato dal rapporto di parentela con la vittima.

Il processo con il rito abbreviato si terrà il 21 febbraio dinanzi al gup Rizzo. In quella data, si terrà la discussione delle parti (accusa e difesa) e dovrebbe poi esserci la sentenza del giudice.

Intanto, la sorella della vittima, il 78enne Vincenzo Scupola, si è costituita parte civile con l’avvocato Flavio Santoro, invocando un maxi risarcimento di 250mila euro.

In precedenza, era stato emesso il decreto di giudizio immediato nei confronti di Nicola Scupola, come richiesto dal pubblico ministero Simona Rizzo. Ed era stato fissato l’inizio del processo dinanzi ai giudici della Corte d’Assise. Successivamente, come detto, la difesa ha chiesto il rito abbreviato.

I fatti

I fatti risalgono al 25 marzo scorso, quando un cadavere è stato rinvenuto in una cisterna sulla strada comunale Fontanelle a Specchia, dai Vigili del Fuoco del distaccamento di Tricase. Si trattava del corpo senza vita di Vincenzo Scupola, 78enne di Specchia.

Secondo l’accusa, Nicola Scupola dopo essersi recato sul suo fondo agricolo per chiedere spiegazioni al fratello Vincenzo (proprietario di un fondo  vicino al suo) circa il taglio di un serbatoio d’acqua presente sul terreno, aggrediva il fratello e, utilizzando un bastone e delle pietre, lo colpiva più volte sul viso e sulla testa, facendolo cadere in una cisterna di raccolta dell’acqua piovana e causando così la sua morte.

Nel corso dell’udienza di convalida del fermo, Nicola Scupola, interrogato nel carcere di Borgo San Nicola dal gip Sergio Tosi, ha affermato di essersi difeso dal tentativo di strangolamento da parte del fratello Vincenzo. Ed ha ammesso di averlo colpito con delle pietre ed un bastone, ma senza avere intenzione di ucciderlo. Vincenzo, dopo essersi rialzato, sarebbe caduto in una cisterna d’acqua.

Secondo il gip, tale versione dei fatti risulta inattendibile. Inoltre, sarebbe incompatibile con la tesi della legittima difesa. Afferma, infatti, il giudice nel provvedimento di convalida, come Nicola Scupola: “Non ha agito per difendere se stesso ma solo per vendicare il torto dal congiunto patito”.

Attualmente, Nicola Scupola si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, poiché il gip, nelle scorse ore, accogliendo l’istanza della difesa, ha revocato la misura del carcere, per incompatibilità con l’età e le condizioni di salute dell’uomo, per l’atteggiamento collaborativo e ritenendo non sussistente il rischio di reiterazione del reato.