Raid antislamico a Lecce? La comunità senegalese invita alla prudenza

L’associazione per l’integrazione partecipativa Teranga e lo Sportello dei Diritti invitano la stampa alla prudenza: ‘le comunità islamiche a Lecce da sempre integrate nel tessuto sociale. Ad enfatizzare episodi senza alcun legame si rischia l’effetto contrario’.

Quell’auto bruciata e quella bottiglia di plastica, ancora intrisa di liquido infiammabile abbandonata sul marciapiede, che ha fugato qualsiasi dubbio sulla natura del gesto, sarebbero stati archiviati come l’ennesimo episodio seppur misterioso di incendi divampati nel cuore della notte ai danni di autovetture. Il fatto però che sia accaduto proprio mentre una settantina di senegalesi di religione islamica stessero pregando e leggendo il Corano ha dato una luce diversa all’accaduto ed ora sono molti gli interrogativi che aspettano di trovare una risposta. La Renault Clio avvolta dalle fiamme, infatti, apparteneva ad uno dei partecipanti al raduno organizzato nei locali della masseria Noa, in fondo a via Taranto. Il sospetto che ci fosse un collegamento tra le fiamme e la cerimonia degli aderenti alla confraternita dei Murid, cioè l’espressione più laica e moderna dell’Islam non è stato, al momento, smentito dalle indagini.

Prima ancora che si faccia completamente luce sulla vicenda e che si creino allarmismi infondati, la comunità senegalese della città di Lecce e dell’hinterland non ci sta proprio a veder accostato anche lontanamente il proprio nome all'ISIS o a qualsiasi estremismo. Così con l’aiuto dello Sportello dei diritti ha deciso di mettere alcuni puntini sulle i e ricordare il profondo legame tra la comunità senegalese e quella leccese e il totale distacco da qualsiasi forma di integralismo.

«Uno dei tanti incendi di autovetture a Lecce, questo sì un fenomeno preoccupante ed in escalation – si legge nella nota-  rischia di essere dipinto come un vero e proprio attentato antislamico, senza però alcuna verifica circa il benché minimo legame con l'Islam e con la manifestazione religiosa tenutasi nei locali della Masseria Noa lo scorso giovedì 19».

Ablaye Seye, portavoce dell'associazione per l'integrazione partecipativa "Teranga" non vuole minimamente credere che un solo salentino si sia spinto a voler manifestare il proprio odio attraverso la combustione di una delle autovetture di un cittadino africano proprio nel mentre la comunità si trovava intenta a pregare. «I leccesi – sottolinea Ablaye Seye – ci hanno fatto sentire sempre a casa nostra, tant'è che molti di noi risiedono qui da decenni ed hanno messo le proprie radici qui, nonostante le difficoltà e la crisi che ci colpisce tutti. È chiaro che gli organi inquirenti dovranno far luce per capire chi sia stato a bruciare le due autovetture, una fra l'altro di una ragazza leccese che nulla aveva a che fare con la cerimonia della confraternita dei Murid, che come correttamente riportato dalla stampa, costituisce l'espressione più laica e moderna dell'Islam alla quale aderiscono la gran parte dei senegalesi immigrati in Italia. Il problema è però il contrario: il voler enfatizzare a tutti i costi qualsiasi episodio, volendo andare a ricercare a tutti i costi legami che certamente si riveleranno inesistenti, può comportare l'accendersi di scintille d'intolleranza e xenofobia che non si sono mai verificate in una terra accogliente e di confine come la penisola Salentina, ed è di questo che noi senegalesi e più in generale musulmani abbiamo paura».

L'invito, concludono Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, e Ablaye Seye, è da una parte alle autorità inquirenti ed alle forze di polizia di fare il massimo per scoprire il più rapidamente possibile il colpevole dell'atto di vandalismo, comunque ignobile, e dall'altra di evitare in futuro di fare semplici accostamenti tra fenomeni ben più gravi che costituiscono problemi di natura globale che sono lontani anni luce dal modo di vivere e di essere delle comunità senegalese ed islamica in generale di Lecce.



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