La ‘misteriosa’ morte di Roberto Calvi, il banchiere di Dio

Roberto Calvi, il «banchiere di Dio», fu trovato impiccato sotto il ponte di Blackfriars, sul Tamigi. Era il 18 giugno 1982

Il suo soprannome, banchiere di Dio, se l’era conquistato per il suo legame con il Vaticano, ma tutta la vita di Roberto Calvi, presidente scontroso del più potente istituto bancario italiano, il vecchio Banco Ambrosiano, è stata scandita dagli affari. Una vita terminata il 18 giugno 1982, quando il corpo senza vita del banchiere fu ritrovato sotto il Blackfriars bridge, il ponte dei Frati Neri, a Londra, dove si era ‘rifugiato’ per scappare dai guai giudiziari. Una morte archiviata, forse frettolosamente, come suicidio. La banca di cui era il presidente era fallita da poco, crollata dopo anni di operazioni spericolate e Calvi era stato condannato in primo grado a 4 anni di carcere e 15 miliardi di lire di multa.

Il banchiere si era tolto la vita, impiccandosi con una corda di nylon arancione, ma qualcosa la ricostruzione dei suoi ultimi momenti di vita non ha mai convinto del tutto, se non altro perché la sua storia si intreccia con quella dei personaggi-chiave che hanno scritto alcuni degli intrighi più contorti di quel periodo oscuro del nostro passato.

La morte

C’è un momento preciso nella morte di Roberto Calvi. Lo segna l’orologio che il banchiere portava al polso, uno dei tre. All’1.52 di quella notte, l’acqua del Tamigi blocca, per sempre, le lancette del Patek Philippe stretto intorno al suo polso. L’altro, da taschino, si era fermato alle 5.49. Passeranno molte ore prima della tragica scoperta. Un impiegato delle poste, passeggiando sul Blackfriars Bridge, notò il corpo di un uomo, vestito grigio di pregevole fattura, camicia a righe blu sotto la giacca abbottonata storta, scarpe sportive e calze nere. Il morto era roba pesante: si chiamava Roberto Calvi, esponente di spicco della finanza cattolica. Quando scatta l’allarme, per il banchiere non c’era più nulla da fare. In tasca, si scoprirà, aveva dei mattoni, un passaporto con cui era fuggito dall’Italia e il portafoglio pieno di soldi.

Un suicidio, ma nessuno all’epoca si è chiesto come avesse fatto un uomo di 62 anni, panciuto com’ era, a camminare sulla struttura in ferro, raggiungere quell’angolo quasi nascosto del ponte, infilarsi la corda intorno al collo e gettarsi nel vuoto con cinque chili di sassi e mattoni (di cui uno infilato nei pantaloni), senza ‘rompersi’ nulla, riuscendo anche nella difficile impresa di non lasciare su abiti, scarpe e mani alcuna traccia di ruggine dell’impalcatura. Una ‘stranezza’ spiegata con il fatto che Calvi non sia saltato, ma sia ‘scivolato’, lasciandosi cadere, determinando la morte per soffocamento confermata dalle autopsie. E la ruggine? Lavata dall’acqua, si è detto.

L’ultima volta era stato visto alle 23.00, quando aveva lasciato il residence di Chelsea, dove soggiornava, nella stanza 881 sotto falso nome.  Era uscito da solo, forse per incontrare qualcuno. Poi il nulla.

Roberto Calvi, fu suicidio o omicidio?

Il banchiere di Dio si è tolto la vita o è stato ucciso? Per anni nessuno ha saputo rispondere a questa domanda. Poi nel buio si è intravista una luce quando un collegio di periti ha messo nero su bianco la sua ricostruzione di quel 17 giugno. Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei “Frati Neri” a Londra, fu ucciso e furono i suoi assassini a inscenare il suicidio. Tante, troppe cose non tornavano: perché doveva togliersi la vita raggiungendo, in piena notte e a piedi, un luogo così lontano e non farlo al residence, gettandosi (giusto per fare un’ipotesi) dalla finestra o ingerendo i farmaci trovati nella sua stanza? E ancora, come aveva fatto, in sovrappeso com’era, a scendere le scale a pioli (i gradini erano stretti e scivolosi per l’umidità notturna) con scarpe inadeguate e con una pietra infilata nella patta dei pantaloni?

Le ipotesi

Ma chi poteva volerlo morto? A questo punto torna il buio. Forse è stata Cosa Nostra, ‘seccata’ perché il banchiere, come aveva fatto Michele Sindona, morto in carcere per una tazzina di caffè al cianuro, aveva gestito male i miliardi che la mafia gli aveva affidato. Una tesi, quella dell’omicidio mascherato da suicidio, sostenuta anche da diversi collaboratori di giustizia.  E poi c’è quel legame, mai dimostrato del tutto, con lo scandalo dello Ior, la banca del Vaticano, guidata all’epoca da monsignor Paolo Marcinkus, il vero banchiere di Dio a cui Calvi riuscì a strappare il titolo e con gli affari della P2 di Licio Gelli. Se omicidio è stato resta, ancora oggi, senza colpevoli perché in troppi, secondo i giudici, avrebbero voluto la morte di una persona che custodiva segreti indicibili. Come dire: Roberto Calvi fu ucciso, ci sono una pluralità di moventi e interessi dietro la sua morte, ma non si sa chi l’abbia impiccato. Per questo non è facile rispondere all’altra domanda chiave:  “perché è stato ucciso?”.

Molti protagonisti di questa storia sono morti e hanno portato nella tomba i segreti che non hanno mai voluto rivelare.