È morto Silvio Berlusconi, finisce un’era politica durata 30 anni

È morto Silvio Berlusconi. Il cavaliere aveva 86 anni ed era malato di leucemia ed era ricoverato al San Raffaele per dei controlli

È morto Silvio Berlusconi, persino lui che sembrava immortale e che tante volte scherzandoci su aveva smentito la notizia del suo trapasso a miglior vita fatta circolare per gioco o per ‘odio e cattiveria’ se ne è andato, lasciando tutti senza parole, dal momento che l’ultimo suo ingresso al San Raffaele di Milano era stato presentato come una visita di controllo.

Aveva 86 anni e dal 1994 ad oggi ha segnato la politica italiana come nessun altro. La sua fu una discesa in campo quando da ricco e affermato imprenditore nel settore televisivo scelse di schierarsi con Gianfranco Fini che si candidava a Sindaco di Roma contro Francesco Rutelli. L’appoggio ad un missino gli procurò il soprannome di Cavaliere nero. Da allora ne sarebbero arrivati tanti altri: il caimano, il nano e quelli legati alle sue vicende processuali e alle famosi leggi ad personam.

Berlusconi aveva capito che dopo l’inchiesta mani pulite non c’era nessun partito a cui l’elettorato moderato potesse affidarsi e aveva lavorato per la creazione per un contenitore liberal-democratico che sostituisse la Democrazia Cristiana. Passò qualche mese e nacque Forza Italia, un partito che ha cambiato persino il linguaggio della politica italiana.

Berlusconi è stato per tre volte Presidente del Consiglio e come Napoleone ha conosciuto la gloria e la polvere. Come dimenticare quella volta in cui sotto la pressione dello spread che saliva in maniera incontrollata fu costretto a dimettersi mentre ali di folla festeggiavano quell’inatteso passaggio politico.

È stato accusato di tutto: da essere il mandante delle stragi mafiose ad aver dato vita ad un giro di prostituzione. Ha riportato una condanna per evasione fiscale, ha conosciuto l’umiliazione dell’affidamento in prova ai servizi sociali, mentre la stragrande maggioranza delle inchieste a suo carico si sono sgonfiate con un nulla di fatto, a cominciare dalla vicenda di Rubi.

Chi gli ha voluto bene lo ha considerato un martire del suo coraggio, perché ci voleva coraggio a lasciare i fasti di una ricca vita da imprenditore per impantanarsi nelle miserie della politica.

Lascia il centrodestra al Governo, mentre chi lo aveva deriso come l’ex premier francese e la ex cancelliera tedesca hanno ben altri problemi a cui pensare. È stato editore di carta stampata e televisione, presidente di due squadre di calcio, Milan e Monza, con cui ha vinto tutto a livello planetario.

Con lui finisce un’era, un’epoca non solo politica, ma anche sociale e culturale. Nessuno come lui ha diviso l’opinione pubblica e probabilmente anche la sua scomparsa non riuscirà a mettere tutti d’accordo come dimostrano le lacrime di alcuni e i festeggiamenti di altri sui social.