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Lo smartwatch ‘segna’ un problema al cuore: 33enne di Lecce scopre una tachicardia ventricolare

by Redazione
19 Febbraio 2020 13:00
in Cronaca
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Il primo campanello d’allarme era stato “lanciato” dal suo smartwatch. Ed è stato proprio grazie a questi orologi indossati al polso – che consentono di ‘monitorare’ il proprio stato di salute grazie alla possibilità di tracciare in continuo il ritmo cardiaco – che Stefano, un giovane paziente di Lecce, ha riscontrato un’anomalia. Un primo, importante, passo per scoprire qualcosa di più grave: una tachicardia ventricolare.

Il 33enne ora sta bene. ‘Salvato’ dagli specialisti del Dipartimento di Aritmologia di Maria Cecilia Hospital di Cotignola, ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research, potrà presto ricominciare (gradualmente) le attività sportive.

Lo smartwatch lo ha aiutato a capire che qualcosa non va

«Una strana sensazione di vuoto, con il cuore che batteva all’impazzata, mi ha colto dopo una corsa. Ho attivato la funzionalità di ECG del mio smartwatch, regalato da mia moglie proprio perché nell’ultimo periodo avvertivo un certo affaticamento dopo le partite di calcetto con gli amici», ha raccontato Stefano che dopo aver ‘ascoltato’ il suo cuore ha consegnato i risultati al suo medico che lo ha indirizzato ai cardiologi di Città di Lecce Hospital. Le sue ‘sensazioni’ e il suo orologio non hanno sbagliato: i medici hanno riscontrato un’anomalia. 

Stefano era, infatti, affetto da palpitazioni parossistiche mai diagnosticate. Soffriva di una tachicardia ventricolare che talvolta può risultare fatale.

Gli specialisti di Città di Lecce Hospital, ospedale di Alta Specialità della rete di Gvm Care & Research, hanno portato il caso all’attenzione del direttore di Aritmologia del gruppo ospedaliero italiano, il dottor Iacopino.

«Il giovane non aveva precedenti di malattie cardiache o familiarità per morte cardiaca improvvisa e non ha presentato anomalie strutturali all’ecocardiografia, alla risonanza magnetica cardiaca e nessuna lesione coronarica alla tomografia computerizzata coronarici – spiega il dott. Saverio Iacopino, direttore del dipartimento di Aritmologia ed Elettrofisiologia a Maria Cecilia Hospital – uno studio elettrofisiologico, usando la mappatura cardiaca elettro-anatomica (CARTO-3) senza l’ausilio di raggi X, ha confermato la presenza dell’anomalia nel tratto di efflusso del ventricolo destro ed è stata eseguita l’ablazione a radiofrequenza ottenendo la completa soppressione dell’aritmia ventricolare e non più riproducibile»

Maria Cecilia Hospital è un affermato centro di eccellenza nel trattamento delle aritmie cardiache: la struttura tratta i disturbi del ritmo e lo scompenso cardiaco grazie a specialisti di fama mondiale e alle più recenti tecnologie in campo medico per la diagnostica, per il monitoraggio e per la cura delle patologie.

L’ablazione a radiofrequenza, che ha permesso di trattare la tachicardia si cui soffriva il paziente, consiste nell’utilizzo di un’energia che va ad eliminare (ablare) le cellule disfunzionali. Le lesioni provocano un’interruzione dell’impulso elettrico anomalo.

La tecnologia in alcuni casi salva la vita

La tecnologia e i device degli ultimi anni hanno permesso un controllo sempre maggiore della quotidianità. «Gli smartwatch hanno già dimostrato la loro utilità nel rilevamento della fibrillazione atriale con alta sensibilità e specificità; questo caso, tra i primi al mondo per la diagnosi di una tachicardia ventricolare, sottolinea l’importanza di tali dispositivi come strumenti utili anche per la rilevazione di aritmie ventricolari. Ci consentono di giungere ad una diagnosi in tempi utili per eseguire ulteriori studi e convalidare eventualmente i risultati, individuando se le palpitazioni lamentate dai pazienti derivino da un’anomalia di natura benigna o meno» conclude il dott. Iacopino.

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