Nel Salento aumentano i depositi bancari, ma diminuiscono i prestiti. Pubblicato uno studio dell’Osservatorio Economico

Rispetto all’ultimo rilevamento c’è un aumento pari al 40%, ma la raccolta è cresciuta soprattutto nelle banche classificate come grandi.

Aumentano i depositi in provincia di Lecce, ma diminuiscono i prestiti. In vista della Giornata mondiale del risparmio (31 ottobre), l’Osservatorio Economico di Aforisma school of management (socio Asfor), ha condotto uno studio sui risparmi dei salentini.

Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie aumenta la quota dei depositi bancari, a ritmi sempre più sostenuti ed accelerati anche dal lockdown. Si registra, però, una fuga dei risparmi dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord.

In provincia di Lecce, la «liquidità» ammonta a 12 miliardi 844 milioni di euro. Si tratta dell’ammontare dei risparmi in conti correnti, libretti di risparmio o certificati di deposito (dati Bankitalia, al 30 giugno scorso).

Al 30 giugno 2011, poco prima dell’avvento del Governo Monti, i depositi si attestavano a 9 miliardi 179 milioni di euro. Si registra, dunque, un incremento di 3 miliardi 665 milioni, pari al 40 per cento.

In questo arco di tempo, la raccolta è cresciuta soprattutto nelle banche classificate come grandi (+2.795 per cento), in quelle classificate in quelle minori (+111 per cento), in quelle maggiori (+50 per cento), in quelle piccole (+8 per cento) e in quelle medie (+1,5 per cento).

«I fattori vanno ricercati nell’incertezza, nell’appiattimento dei tassi di interesse, nella eccessiva volatilità dei mercati», evidenzia Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico. «Si registra, però, un graduale trasferimento di capitali dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord. In particolare, in quelle del Sud (e Isole), i depositi bancari sono aumentati da 2 miliardi 471 milioni a 2 miliardi 495 milioni. Si registra, dunque, un incremento di appena 23 milioni, pari ad un tasso dell’1 per cento. Nelle banche con sede nel Centro-Nord, invece, sono aumentati, invece, di 3 miliardi 641 milioni: da 6 miliardi 707 milioni a 10 miliardi 349 milioni. La variazione è stata del 54 per cento. Ne consegue che la quota dei depositi nelle banche del Mezzogiorno è scesa dal 27 per cento al 19,4, mentre la quota dei depositi nelle banche del Centro-Nord è salita dal 73 all’80,6 per cento. Nello stesso periodo i prestiti alle famiglie e alle imprese della provincia di Lecce sono diminuiti di 600 milioni: da 8 miliardi 830 milioni a 8 miliardi 230 milioni. Pari ad una flessione del -6,8 per cento.

L’aumento dei depositi bancari in Puglia e la parallela riduzione della raccolta delle banche meridionali penalizza fortemente il Mezzogiorno – spiega Stasi – La capacità di prestare soldi alle imprese meridionali si riduce perché solo le banche territoriali, come le Popolari e quelle di Credito cooperativo, hanno il vincolo di destinare la maggior parte degli utili e della liquidità a favore delle famiglie e delle imprese del territorio di appartenenza.

Come sappiamo, le banche sono fondamentali ai fini dello sviluppo economico. Il loro principale compito, infatti, è quello di favorirlo attraverso i prestiti, ma non solo. Non si tratta, però, solo del finanziamento dell’attività produttiva in senso stretto, ma anche di tutte quelle attività che favoriscono lo sviluppo di un sistema economico, aumentando la produttività del capitale investito dalle imprese, come le attività di ricerca e sviluppo o quelle di formazione del capitale umano.

L’intervento delle banche è, quindi, indispensabile per il supporto di tutte quelle attività, che molto difficilmente (e con costi elevati) potrebbero essere finanziate sul mercato dei capitali. Se, da una parte – conclude Stasi – possiamo ritenere positivo l’aumento del risparmio che è uno degli indicatori della ricchezza, dall’altra, però, è molto calata la propensione agli investimenti».



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