Colf e assistenti, a Lecce aumentano le italiane

A Lecce sono soprattutto donne, con una percentuale del 70%, contro il 30% maschile. La retribuzione media è¨ di 500 euro, che rispetta le tariffe da CCNL. Aumenta il personale italiano, mentre la nazionalità che prevale è¨ quella filippina.

In Italia colf e badanti hanno quasi tutte diploma superiore, mentre aumentano le laureate (2%) e le italiane. Un dato poco confortante è che due su tre sono in nero.

Assindatcolf rileva che, se nel 2011 le assunzioni di dipendenti domestiche italiane riguardavano il 3,73% del totale delle assunzioni, nell’anno 2012 tale dato si è quasi triplicato: l’8,62% delle assunzioni effettuate durante l’anno riguardava lavoratrici italiane.
Se n’è discusso durante il 30° anniversario dalla sua fondazione, ASSINDATCOLF – Associazione Nazionale tra i Datori di Lavoro Domestico – durante il convegno che ha analizzato tutti i temi legati al lavoro domestico, con uno sguardo complessivo a una realtà molto più complessa di quanto possa apparire. Il convegno – che ha il Patrocinio della Camera dei Deputati – si è tenuto stamattina a Roma presso Palazzo Montecitorio
Nell’ultimo decennio tutta l’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha costituito per il nostro Paese un incredibile bacino di crescita occupazionale. Il numero effettivo dei collaboratori che, con formule e modalità diverse, prestano la loro attività presso le famiglie è passato da poco più di un milione del 2001 agli attuali 1 milione 655 mila (+53%). Nel 2011 quasi 2 milioni 600 mila famiglie (il 10,4% del totale) si sono rivolte al mercato, per acquistare servizi di collaborazione, di assistenza ad anziani o altre persone non autosufficienti e di baby sitting (Fonte CENSIS).
collaboratori di origine straniera, non solo sono più versatili, ma sono anche molto più presenti nell’assistenza alle persone. Mediamente, i collaboratori familiari svolgono questo lavoro da 8 anni e hanno intrapreso il percorso professionale all’età di circa 34 anni. Nel 2009, l’esperienza media era pari a 7 anni.
 “Nella città di Lecce – spiega Paolo Babbo, Delegato Sezione di Lecce – la mansione prevalente ricoperta dalle lavoratrici è quella di colf. Infatti, rappresentano ben l’80% e la maggior parte di loro non convive con le famiglie. Sono soprattutto donne, con una percentuale del 70%, contro il 30% maschile.  La retribuzione media è di 500 euro, che rispetta le tariffe da CCNL. Aumenta il personale italiano, mentre la nazionalità che prevale è quella filippina. Non ci sono differenze, per quanto riguarda il reddito, tra nazionalità, e dai dati in nostro possesso sembra non siano presenti laureati. “A livello regionale abbiamo anche avviato i Progetti (R.O.S.A e V.I.O.L.A), ma purtroppo non riescono a decollare in quanto soffocati dalla burocrazia”.
 “Già dal 2009 le Sezioni Assindatcolf del Nord-est, Treviso, Udine, Venezia, ci sottolineavano l’incremento di assunzioni di manodopera italiana – spiega la Dr.ssa Teresa BenvenutoSegretario nazionale di Assindatcolf – come risultato del reinserimento di molte donne, che erano state licenziate o messe in mobilità dalle fabbriche nelle quali avevano lavorato da sempre. Tale fenomeno in seguito è stato evidenziato anche in Lombardia, riguardando soprattutto persone che avevano perso il lavoro negli uffici, quindi con qualifiche spesso impiegatizie. Negli ultimi due anni anche la sede di Roma ha avuto modo di conoscere questa realtà, ma il dato qui risulta ancora più eclatante poiché verso il settore si sono rivolte anche quelle persone con un titolo di studio elevato.
“Molte donne – continua la Dr.ssa Benvenuto – il cui reddito familiare si è contratto drasticamente per la perdita del proprio lavoro o di quello del proprio coniuge hanno trovato nell’impiego nel settore domestico la soluzione momentanea ai loro problemi”.
La percentuale di aumento delle assunzioni di personale italiano registra anche numeri importanti per la scolarizzazione delle lavoratrici che si approcciano al settore, nell’incremento si rileva, infatti, che la quasi totalità delle  lavoratrici è in possesso di un titolo di studio della scuola media superiore, ma vi è anche una percentuale sempre maggiore di persone con laurea che si attesta intorno all’ 1,8% – 2% tra i dati 2012 e quelli del 2013.
La variabile della regolarità contrattuale, infine, divide l’Italia in due: nel Nord, dove l’inadempienza totale si limita a casi marginali (riguarda il 9,9% dei lavoratori) e in quasi la metà dei casi le famiglie rispettano per intero le regole esistenti (47,3%); dall’altro, il Centro e il Sud, accomunati dalla scarsa percentuale di rapporti di lavoro “totalmente regolari” (interessano il 23,3% dei collaboratori al Centro e il 23,7% al Sud) e entrambi caratterizzati dalla presenza di un sommerso molto diffuso. In particolare, al Sud c’è una percentuale altissima di “nero” totale (nel 53,9% dei casi non c’è alcun pagamento di contributi), al Centro questa è più bassa (33,9%) ma si aggiunge a un’area altrettanto ampia di irregolarità parziale (35,6%), casi nei quali le famiglie versano solo parte dei contributi.



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