‘Crisi economica. Adesso cosa accadrà?’, tutte le possibili soluzioni per l’Italia nella riflessione di Valori Comuni

Da un’azione di politica monetaria nazionale all’aumento del debito pubblico statale, dagli eurobond al mes fino all’uscita dell’Italia dall’euro o dall’Europa. Le 5 strade per affrontare la crisi provocata dal coronavirus nell’editoriale di Diego Palumbo

L’emergenza coronavirus porterà indiscutibilmente ad un’impennata della spesa pubblica. Una quantità imprevista di denaro necessaria per affrontare i nuovi problemi. Quali sono le possibili azioni di politica economica, di cui si discute in Italia ed in Europa? Ci sono, almeno, cinque azioni da considerare.

La prima: un’azione di politica monetaria nazionale.
L’immissione di nuova moneta sul mercato per coprire le spese impreviste, sarebbe una soluzione. Ma, dal momento che l’Italia non è più nelle condizioni di creare moneta, questa opzione non è nella disponibilità nazionale. L’effetto negativo di tale azione sarebbe un’incremento dell’inflazione con la riduzione del potere d’acquisto della moneta.

Una seconda opzione è quella di aumentare il debito pubblico nazionale.
Con il superamento del previsto vincolo deficit/PIL del 3%, l’Italia ha la possibilità di aumentare il proprio debito pubblico nazionale nei confronti degli altri soggetti economici, nazionali o esteri. Questa, potenzialmente, sarebbe una azione attualmente tecnicamente perseguibile. Tuttavia, in futuro, questa soluzione chiamerà la Nazione ad intraprendere le necessarie azioni per affrontare e ridurre questo debito.

Una terza opzione è quella degli EUROBOND.
Uno strumento per cui la BCE farebbe fronte al debito, tramite l’emissione di obbligazioni europee, le quali essendo garantite dalla stessa BCE, sono garantite, congiuntamente, da tutti i paesi europei.

La quarta opzione in campo è quella del MES.
Il meccanismo europeo di stabilità prevederebbe un finanziamento, propriamente detto, che la Nazione restituirebbe con i dovuti interessi. Non solo, accedendo al MES, la Nazione si sottoporrebbe a numerosi vincoli. Tra questi, si sottoporrebbe ad un organismo sovranazionale il quale si sostituirebbe il governo nazionale in carica, per imporre alla Nazione debitrice (ed ai cittadini) tutte le riforme ritenute più opportune per saldare il debito ricevuto.

In questi giorni, sono in corso accese discussioni, relativamente alle ultime due opzioni: BOND (obbligazioni) europei e MES. La richiesta dell’attuale governo Italiano (e degli 8 paesi del “sud Europa”) è quella di istituire i bond europei. Infatti, argomentando che il coronavirus non è un problema italiano ma riguarda tutti i paesi membri, sarebbe corretto, in virtù di uno dei principi fondamentali dell’Unione, (solidarieta!) che siano tutti i Paesi europei, in maniera congiunta, a farsi carico delle spese che i paesi stessi affronteranno per l’emergenza. Questa soluzione è rigettata dai paesi del “Nord Europa” (4 paesi, Germania compresa) i quali si rifiutano di perseguire il principio di solidarietà perché sarebbero coinvolti, come tutti gli altri paesi europei, nel far fronte alle citate spese.

La quarta opzione, invece fortemente voluta dalla Germania è quella del MES, argomentando che si tratta di uno strumento creato appositamente per far fronte agli stati di crisi e per il quale ci sono degli accordi già sottoscritti, anche dall’Italia, in passato. Questa soluzione esporrebbe l’Italia ad una gestione esterna e, tra l’altro, sarebbero a rischio anche i risparmi privati degli italiani. A tal proposito, vale la pena rammentare che la crisi bancaria che ha recentemente investito molte banche (tra le quali numerose banche tedesche), ha avuto effetti limitati sulle realtà italiane, grazie alla solida struttura bancaria Nazionale, dovuta anche sulla capacità di risparmio dei privati italiani.

Questa Europa è alla prova del nove: dare priorità al principio fondamentale dell’Unione Europea di solidarietà e procedere fino ad arrivare ad un equo ed uniforme sistema fiscale Europeo, oppure imporre, in malomodo, gli interessi dei paesi del nord Europa, anche di fronte ad un’emergenza così grave.

In realtà, ci sarebbe una quinta opzione. Non si tratterebbe di un’azione di politica economica, ma di una posizione Nazionale radicalmente diversa da quella attuale: l’uscita dell’Italia dall’euro e/o dall’Europa.

Questo riporterebbe la Nazione a stampare una propria moneta e, dunque, ad affrontare con una tradizionale azione di politica monetaria le spese dell’emergenza. Ciò comporterebbe, dall’altro canto, una rivisitazione dell’organizzazione nazionale, in molti settori economici e sociali.

Chi vivrà, vedrà!



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