Brexit ed economia: cosa accadrà?

Gli italiani continuano ad amare l’Inghilterra, nonostante il referendum. Per quanto riguarda l’economia, il 69% degli italiani spera che si instauri un regime di libero scambio anche dopo l’uscita del Regno Unito dell’Unione Europea.

Stando a un sondaggio condotto dall’Ambasciata Britannica a Roma, gli italiani continuano ad amare l’Inghilterra, nonostante il referendum del 23 giugno 2016 che decretò la Brexit, l’uscita dall’Unione Europea. Numeri alla mano, le statistiche parlano chiaro: l’86% degli italiani che sono stati nel Regno Unito, vi farebbe ritorno; per quanto riguarda invece i connazionali che ci vivono, 4 su 5 sono soddisfatti della loro esperienza Oltre Manica e per 3 su 4 la decisione per la Brexit non ha avuto un’influenza negativa sui viaggi verso la Gran Bretagna per turismo, studio o viaggi. Per quanto riguarda l’economia, il 69% degli italiani spera che si instauri un regime di libero scambio anche dopo l’uscita del Regno Unito dell’Unione Europea, favorendo così i commerci, affinché questa separazione non pesi sugli scambi. Di contro, in caso di muro contro muro e quindi di un’uscita senza alcun accordo, le ripercussioni sarebbero molteplici, cosa che preoccupa ben 4 italiani su 5.

Va tuttavia detto anche che negli ultimi due anni, il tasso di immigrazione dal Belpaese al Regno Unito è sensibilmente diminuito anche e soprattutto a causa della Brexit e della preoccupazione che ne suscita. Preoccupazione che tocca specialmente i residenti stranieri, i quali temono un cambiamento dei loro diritti sul suolo inglese, cambiamento che potrebbe avere ripercussioni sulla loro vita.

In un commento al sondaggio, l’ambasciatore Jill Morris ha affermato la soddisfazione nell’apprendere i sentimenti positivi che gli italiani nutrono nei confronti del Regno Unito e gli stretti legami che ancora intercorrono, segno di una relazione che il Paese Oltre Manica vuole continuare a mantenere viva con i membri dell’Unione Europea e in particolare con l’Italia.

Spostando l’attenzione sul settore economico-finanziario, la situazione è tutt’altro che tranquilla. Ultimamente si sente parlare molto spesso di possibilità di uscita con accordo, o di uscita senza accordo, anzi: sono tematiche ormai all’ordine del giorno.

Ovviamente sul fronte dei mercati questa incertezza creano nervosismo: si è potuto notare difatti che durante l’annuncio per un accordo per una “soft” Brexit, è stata festeggiata l’intesa da parte dei maggiori indici europei, facendo segnare importanti rialzi. Questi listini infatti (tra cui uno dei maggiori, l’UK100) tracciano l’andamento delle più importanti aziende di ogni Paese, che nel caso dell’indice inglese sono ad esempio Barclays, Compass e Rolls-Royce.

Di contro però, nei giorni successivi all’accordo, alcuni tra i più importanti ministri responsabili della Brexit si sono dimessi, causando forti turbolenze all’interno della maggioranza guidata da Theresa May, le quali si sono ripercosse sui mercati, facendo registrare importanti ribassi. Se si prende come riferimento questo maggio, la borsa di Londra è scesa di oltre 15 punti percentuali, a dimostrazione del fatto che queste trattative e le continue polemiche all’interno del governo inglese stanno portando non poche ripercussioni alle opinioni degli investitori. A dimostrazione di questa confusione, il rinvio del voto sull’accordo da parte della premier May fa capire come ci sia un forte dissenso all’interno del parlamento inglese e l’accordo trovato sarebbe stato rigettato.

Come conseguenza, negli ultimi mesi l’altro maggiore indice, quello tedesco, il DAX, che include le 30 più grandi aziende del Paese, ha subito delle perdite vicine al 20%, dimostrando che tale situazione tocca molto da vicino anche la più grande economia europea.

Per comprendere meglio i possibili scenari di uscita, però, va sicuramente menzionato il rapporto della Bank of England: in caso di mancato accordo infatti, l’economia ne risentirebbe inevitabilmente, registrando un vero e proprio crollo della sterlina pari al 15-25% e un esodo dei cittadini stranieri residenti nel Regno Unito che raggiungerebbe i 100mila l’anno. Nel caso in cui si dovesse invece raggiungere l’accordo, la sterlina potrebbe aumentare il suo valore del 5%. La BoE, pur specificando che si tratta di scenari di difficile previsione, ha affermato che fondamentalmente in caso di accordo e di uscita controllata seguita dall’accesso da parte del Regno Unito al libero scambio con l’UE, per gli inglesi potrebbe profilarsi addirittura un impatto positivo e una crescita maggiore in termini di PIL. D’altra parte, nel caso di un’uscita no deal con le conseguenti difficoltà nel raggiungere accordi commerciali, si potrebbe assistere a una contrazione del PIL di circa 10 punti. Nonostante queste incertezze, la BoE ha rassicurato la tenuta del sistema bancario e finanziario inglese qualsiasi scenario dovesse presentarsi.

Una cosa è certa: l’Unione Europea ha dichiarato di non essere disposta a ritrattare l’accordo e ha confermato la non negoziabilità di quest’ultimo, affermando che, come previsto, il 29 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE. Il pomo della discordia è il meccanismo del backstop sul confine irlandese che mira ad evitare il ritorno di un confine fisico tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Tale decisione ha pesato gravemente sugli indici europei, registrando forti cali a testimonianza del fatto che questo evento influirà inevitabilmente sul futuro europeo nel suo insieme e non solo per il Regno Unito.

Queste ultime incertezze confermano quanto detto dalla BoE: gli scenari sono più che mai volatili, ogni giorno potrebbe verificarsi un evento che capovolga le carte in tavola e pertanto azzardare delle previsioni risulterebbe vano, anche se l’intenzione dell’Unione Europea e del governo inglese è quello di raggiungere un accordo che possa accontentare tutte le parti.


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