‘Uva da tavola, 60 cent ai produttori ma fino a 6 euro in supermercato’, la protesta degli agricoltori

Mentre alle aziende agricole è corrisposto un compenso bassissimo, si registrano rincari vertiginosi nei supermercati. Il problema è avvertito in tutta la Puglia, da Foggia a Lecce.

Qualcosa nella filiera alimentare non funziona. E a pagarne le conseguenze sono, come sempre, gli anelli più deboli: produttori e consumatori.

In mezzo una catena di passaggi che ha l’effetto di alzare i prezzi fino a dieci volte! E’ quanto sta accadendo in questi giorni con l’uva da tavola. E ad alzare un grido di dolore sono le organizzazioni agricole.

«Ce la pagano quasi niente, tanto vale regalarvela». È questo il messaggio disperato che i produttori pugliesi di uva da tavola, ma anche gli agricoltori di altri settori, hanno lanciato commentando le foto pubblicate dalla pagina facebook di Cia Agricoltori Italiani della Puglia.

Incredibile: quei grappoli che nei supermercati e nella grande distribuzione vengono prezzati dai 2 ai 6 euro al chilo, agli agricoltori vengono pagati a 60centesimi.

Ai produttori di uva da tavola, una vera e propria eccellenza pugliese, sono corrisposti mediamente 60 centesimi al chilogrammo; lo stesso prodotto la Grande Distribuzione Organizzata lo vende ai consumatori a un prezzo che può variare dai 2 ai 6 euro, vale a dire fino a 10 volte di più di quanto riconosciuto all’azienda agricola.

«C’è uno squilibrio evidente, che dovrebbe destare scandalo – ha dichiarato il presidente regionale di CIA Puglia Raffaele Carrabba – Stiamo parlando di redditività per le aziende agricole, della possibilità per i produttori di ricevere un giusto compenso per ciò che producono. Questo significherebbe avere imprese agricole che possono continuare a creare posti di lavoro, avendo le risorse necessarie a investire anche sulla qualità e la salubrità del prodotto. La corsa al ribasso, tra l’altro, vale solo per i produttori, poiché sui consumatori la GDO compie ricarichi che arrivano a 10 volte il prezzo corrisposto agli agricoltori».

Inaccettabile e mortificante: usano aggettivi duri gli agricoltori, stanchi ormai di vedere i cordoni delle loro borse destinati sempre a stringersi a beneficio di chi, grazie al loro lavoro e ai loro sacrifici, li apre alla grande. I pretesti non mancano, per alzare i prezzi: le gelate d’inverno, la siccità d’estate. Ogni scusa è buona per alzare i prezzi, al consumatore però…perchè gli agricoltori vengono tenuti sotto pressione.

L’allarme viene da tutta la Puglia e l’impressione è che si sia raggiunto un punto di non ritorno per il quale le organizzazioni agricole a breve potrebbero preparare delle manifestazioni significative.

«Viviamo la stessa situazione anche nelle province salentine» – ha spiegato Benedetto Accogli, presidente provinciale di Cia Salento.