​A Novoli torna l’antica usanza della posa dei grappoli d’uva alle luminarie

Il 14 luglio si rinnoverà a Novoli l’antica usanza della posa dei grappoli d’uva alle luminarie. La cerimonia, quest’anno, sarà arricchita dal canto dell’Inno del Comune di Novoli intitolato appunto ‘Grappoli d’uva’ (di M. Franchini – T.Calabrese)

Passato e presente si stringono la mano per far rivivere antiche usanze che rischiano di essere dimenticate se non si ha la sensibilità di soffiare sulla polvere del tempo e riportarle a nuova luce. Scoprire, anzi riscoprire le radici storiche culturali e religiose delle vecchie tradizioni tramandate di generazione in generazione è una delle priorità dell’amministrazione comunale di Novoli, guidata dal sindaco Gianmaria Greco che fin da subito ha cercato di riappropriarsi della sua storia rendendola, di nuovo, protagonista del presente.
  
Nel progetto di recupero della propria identità, un valore che una comunità dovrebbe sempre difendere, rientra l’antica cerimonia della “posa dei grappoli d’uva alle luminarie”. Secondo alcuni testimoni viventi, si tratta di una tradizione che affonda le proprie radici nel lontano 800 quando per la prima volta fecero la loro comparsa le luminarie, installate per abbellire piazza Regina Margherita e in piazza Mercato (oggi “piazza Aldo Moro e Martiri di via Fani”) in occasione della festa della protettrice, Maria SS. del Pane. Ancora oggi, si è soliti appendere sotto le artistiche arcate di luci e le casse armoniche i primi tralci di uva maturata proprio nel corso dei giorni che precedono la festa, come auspicio per un buon raccolto. Una credenza dettata dal fatto che quella vinicola era l’attività più redditizia, almeno fino agli anni 60, ma che fino ad oggi passava in sordina senza rendere ragione delle motivazioni per le quali già dal sabato mattina, vigilia della festa, si scorgevano i grappoli sospesi alle luminarie, offerti dai contadini del luogo.
 
C’è anche un altro significato che arricchisce la ricorrenza: l’uva che viene appesa è definita anche ua cijola in quanto, nel corso della fase di maturazione lascia trasparire ancora il seme contenuto negli acini. Questo è stato interpretato dai nostri antenati come metafora della gravidanza di Maria a metà del suo percorso gestatorio verso il Natale, quando darà alla luce Cristo, Salvatore del mondo, pane della vita eterna, vino della gioia, sangue del sacrificio redentore.  Senza contare che il tralcio con tre grappoli d’uva è l’emblema ufficiale del Comune di Novoli che sul finire dell’800, in virtù dello sviluppo agricolo ed economico di quegli anni, sostituì quello primitivo che raffigurava la Madonna con bambino benedicente legato, a sua volta, al primitivo nome del paese, “Sancta Maria de Novis”.
  
Insomma, in occasione dei festeggiamenti in onore della patrona e protettrice Maria SS. del Pane, l’Amministrazione Comunale col patrocinio della Regione Puglia, dell’Unione dei Comuni del Nord Salento, della Presidenza del Consiglio Comunale ed in collaborazione con il Comitato Festa guidato dal presidente Massimo Potì ha voluto finalmente istituire in modo ufficiale la cerimonia della “posa dei grappoli d’uva alle luminarie”, nell’ottica generale di una rivalutazione della festa patronale dell’estate novolese partendo, anzitutto, dalle prerogative originali della stessa.
  
L’appuntamento è per giovedì 14 luglio a partire dalle ore 20. Si inizia con la celebrazione della S. Messa presso il santuario e la benedizione dei grappoli che sarà arricchita dal canto dell’Inno del Comune di Novoli intitolato Grappoli d’uva”.
 

Pubblicato nel 2002 su testo di Mario Franchini e musica di Tonio Calabrese, il testo dell’inno esprime in modo esemplare il significato metaforico offerto dall’immagine dei grappoli d’uva sintetizzata nell’espressione benaugurante “nei grappoli c’è il popolo e il singolo. Indicano benevoli: per tutti armonia, per l’uno sintonia”.
 
Pertanto, la riscoperta e la rivalutazione delle radici e del passato è di fondamentale importanza in quanto rappresenta il portatore di un seme che deve dare un frutto, ossia il futuro, che non può prescindere dal passato il quale deve essere sempre presente.



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