​Erdogan: ora sappiamo. Il punto di vista di Enrico Mauro

LecceNews24.it ospita anche questa settimana l’editoriale di ampio respiro internazionale di Enrico Mauro. Il ricercatore di Diritto Amministrativo presso l’Università del Salento si sofferma sulla figura di Erdogan, Presidente della Turchia, dopo il golpe fallito.

Ora sappiamo che Erdogan, Presidente della Repubblica turca, aveva bisogno di questo golpe. Diventa ogni giorno più plausibile che lo abbia organizzato in prima persona, per rafforzarsi oltre misura. Ma, se anche lo ha davvero subito, questo golpe gli è piovuto come il miglior colpo di fortuna che un tiranno possa augurarsi.
 
Ora sappiamo di che cosa è capace il tiranno del Paese che dal 2004 l’Unione europea vorrebbe accogliere fra i propri membri (Erdogan è Presidente della Repubblica dal 2014, ma è stato Primo Ministro dal 2003 al 2014).
 
Ora sappiamo di che cosa è capace il tiranno del Paese con cui a marzo l’UE ha concluso un accordo che, in cambio di 6 miliardi di euro, impegna la Turchia a tenersi i migranti economici diretti dalla Turchia in Grecia e a riprendersi quelli in Grecia effettivamente sbarcati. Accordo che Renzi ha prontamente proposto di replicare tra UE e Paesi africani. Insomma, la politica europea sull’immigrazione, anzi contro l’immigrazione, dovrebbe essere quella di pagare Paesi solitamente ben poco democratici perché si tengano coloro che vorrebbero fuggire da povertà e violazione dei diritti umani.
 
Ora sappiamo di che cosa è capace il tiranno del Paese della NATO da cui partono bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti, di cui l’Italia è parte, contro l’ISIS.
 
Ora sappiamo di che cosa è capace il tiranno che si inalbera tanto quando qualcuno riconosce o ricorda il genocidio armeno.
 
Ora sappiamo di che cosa è capace il tiranno che vorrebbe reintrodurre per i golpisti la pena di morte, barbarie peraltro non sconosciuta a qualche Paese occidentale che ama dare lezioni non democratiche di democrazia. Una pena di morte, quella che il tiranno vorrebbe reintrodurre, che sarebbe ancora più primitiva in quanto retroattiva, ossia da applicare a fatti commessi quando la pena medesima non era prevista dall’ordinamento turco.
 
Ora sappiamo che per il tiranno i diritti umani possono essere serenamente calpestati da un diritto inumano.
 
Ora sappiamo che il tiranno non ha la più pallida idea di cosa sia la separazione dei poteri, visto che, tra l’altro, sposta magistrati molto più liberamente di come si possano spostare le pedine degli scacchi.
 
Ora sappiamo che per il tiranno la stampa, l’università, la scuola, i social media sono liberi nella misura in cui facciano esattamente ciò che egli vuole, nella misura in cui elevino la parola del tiranno a verità di fede. A che cosa servono giornalisti, insegnanti, cittadini informati e attivi in un Paese in cui il tiranno pensa per tutti?
 
Ora sappiamo questo e molto altro. E molto altro ancora sospettiamo. E siamo tutti certi che il tiranno non abbia finito di stupirci.
 
A dire la verità, sapevamo già di che cosa è capace il tiranno. Lo sapevamo perlomeno dal 2013, da quando era ancora ‘solo’ Capo del Governo, dalle sanguinarie repressioni delle pacifiche proteste ambientalistiche di quell’anno. Lo sapevamo già, ma ora lo sappiamo meglio, lo sappiamo tutti, lo sappiamo senza più possibilità di fingere di non saperlo.
 
Eppure non faremo nulla di concreto. Non alzeremo nemmeno troppo la voce, non quanto l’abbiamo alzata quando abbiamo visto in diretta televisiva il tentato e forse finto golpe, un golpe che, se reale, era comunque una rappresentazione teatrale di una compagnia di terz’ordine in confronto alla repressione che lo sta seguendo. Non faremo nulla di concreto perché la Turchia tiene lontani dalle coste greche i fastidiosi migranti. E perché la Turchia è nella NATO e nell’alleanza contro l’ISIS (anche se fa il doppio gioco).
 
Pazienza se il tiranno turco, il Sultano, non è molto più democratico del tiranno islamico, il Califfo. Da sempre le violazioni dei diritti umani sono meno inumane quando a commetterle è un alleato. Reintroducendo la pena di morte, la Turchia non potrebbe più pensare di entrare nell’UE. Ma chi fa caso che anche gli Stati Uniti, se per sbaglio fossero un Paese europeo, non potrebbero entrare nell’UE per via della pena di morte? Anche se, inutile dirlo, applicata USA, la pena di morte acquista come per magia quella coloritura democratica che la rende così diversa dalla pena di morte selvaggiamente antidemocratica applicata da tutti gli altri e in particolare dai tagliagole dell’ISIS.
 
Enrico Mauro



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