L’estate del tradimento, no all’abbandono degli animali

L’estate si tinge di dolore per migliaia di animali innocenti vittime dell’abbandono. Un fenomeno inaccettabile e in continuo aumento

L’estate nasconde delle ombre che rovinano le immagini da cartolina dei panorami mozzafiato, degli angoli incontaminati, delle risate con gli amici. Le strade animate di turisti in cerca di spensieratezza diventano teatro di un fenomeno preoccupante quello dell’abbandono degli animali domestici, vittime silenziose della cattiveria umana. Cani, gatti e altri compagni fedeli, nei mesi clou della bella stagione, vengono scaricati come rifiuti, lasciati soli ad affrontare un destino incerto e spesso crudele.

Un fenomeno, quello dell’abbandono, che né le commoventi campagne di sensibilizzazione (che dovrebbero smuovere le coscienze) né la legge (che prevede persino l’arresto per chi “si disfa” senza scrupoli degli amici a 4 zampe) sono riuscite ad arginare. Niente sembra frenare questa “cattiva abitudine”. Nemmeno il fatto che abbandonare o maltrattare un animale domestico sia un reato funge da deterrente. Ma al di là della legge, è il senso di civiltà che viene meno. Un animale non è un giocattolo da gettare via quando ci stanca o quando le ferie arrivano. È un essere vivente che, come noi, prova emozioni, soffre e ha bisogno di amore.

Cani, gatti, ma anche tartarughe, uccellini, conigli, criceti e pappagalli. Quei compagni inseparabili per 350 giorni l’anno, diventano ‘ingombranti’ per quindici giorni. Diventano un problema, una incombenza troppo grande da sbrigare, una seccatura. Dietro ogni abbandono c’è una storia che spezza il cuore. Un cane fedele che non potrà più godersi le passeggiate con il suo padrone; un gatto coccolone che non ritroverà più il calore di una casa; cuccioli innocenti strappati alle loro mamme e condannati a morte quasi certa.

Le motivazioni dietro all’abbandono sono spesso banali e inaccettabili: un trasloco, una vacanza imprevista, la nascita di un figlio, problemi economici. Scuse che non reggono di fronte alla sofferenza che si infligge a un animale innocente, anche perché se non si è in grado di prendersi cura di un animale per qualsiasi motivo, esistono alternative all’abbandono. Ci sono associazioni, rifugi e persone amorevoli che possono accogliere queste creature e dare loro una nuova speranza.

Non esistono scuse e chi pensa che è stupido “darsi tanta pena per un cane o un gatto” forse dovrebbe guardare le statistiche sugli incidenti stradali provocati dagli animali che camminano spaventati e spaesati lungo le strade e le autostrade nella speranza che il loro padrone, quello al quale vogliono tanto bene, tornerà a riprenderli. È come una sorta di reazione a catena una cosa negativa ne provoca un’altra e così via.

Anche in Provincia di Lecce tanti, troppi, cani sono ‘scaricati’ come un sacchetto della spazzatura e, a volte, diventano la causa di incidenti stradali anche particolarmente gravi. A volte sono loro stessi le vittime, investiti dagli automobilisti che spesso non riescono ad evitarli.

Ecco perché chi abbandona un animale lo condanna due volte: a un destino di sofferenza e, nel peggiore dei casi, alla morte.

Per dirla alla Dostoevskij: «Si sente infatti parlare a volte di crudeltà “belluina” dell’uomo, ma è profondamente ingiusto e offensivo per le belve: una belva non potrebbe mai essere crudele quanto un uomo, così artisticamente e raffinatamente crudele».