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Sanità a due velocità nel Salento, la Cgil contro i ricoveri “a pagamento” all’Asl di Lecce

by Redazione
19 Aprile 2026 11:50
in Attualità
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Il diritto alla salute nel Salento potrebbe cambiare volto, e non nel modo in cui molti cittadini speravano, almeno secondo l’allarme lanciato dalla Cgil Lecce e dalla Fp Cgil di Lecce. Al centro della bufera c’è l’Alpi (Attività Libero-Professionale Intramuraria), un sistema che permette ai medici dipendenti pubblici di erogare prestazioni al di fuori dell’orario di servizio, utilizzando le strutture dell’ASL, a fronte di un pagamento diretto da parte del paziente.
​Se fino ad oggi l’Alpi a Lecce era sinonimo soprattutto di visite ambulatoriali — spesso percepite come l’unica via d’uscita per aggirare liste d’attesa infinite — la delibera n. 246 dello scorso 8 aprile segna un punto di svolta critico: l’apertura ai ricoveri e agli interventi chirurgici a pagamento.
​

La denuncia: “Sanità d’élite e pazienti di serie B”

La reazione sindacale non si è fatta attendere. Tommaso Moscara (Segretario Generale Cgil Lecce) e Floriano Polimeno (Segretario Generale Fp Cgil Lecce) hanno inviato una lettera durissima al Commissario Straordinario dell’ASL, Stefano Rossi, e all’Assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia. La richiesta è perentoria: sospendere immediatamente la delibera.
​”Si rischia di trasformare la sanità pubblica in sanità privata”, denunciano i sindacalisti. “Avranno una corsia preferenziale per interventi chirurgici solo coloro che dispongono di risorse finanziarie o assicurazioni. È una strategia che mira a istituzionalizzare una sanità legata al censo.”

Cos’è l’Alpi e come cambierà con il nuovo Protocollo

L’attività intramuraria nasce con l’idea di offrire al cittadino la libera scelta del professionista all’interno delle mura ospedaliere. Tuttavia, il nuovo protocollo operativo per i ricoveri introduce meccanismi che, secondo la Cgil, scardinano l’universalità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN):
​- Il costo per il cittadino: oltre all’onorario del chirurgo, dell’anestesista e del personale di supporto, il paziente dovrà sborsare il 50% del DRG (il rimborso standardizzato per la prestazione), lasciando l’altra metà a carico della collettività.
​- L’uso delle sale operatorie: gli interventi verrebbero effettuati “in coda” all’attività istituzionale o in giornate non utilizzate, sollevando dubbi sulla reale disponibilità di spazi per chi non paga.

– Il paradosso del personale: gli operatori che decidono di non aderire all’Alpi dovrebbero comunque garantire l’assistenza ai pazienti “privati” durante il normale orario di lavoro, lavorando di fatto per un sistema a pagamento.

​I rischi: liste d’attesa e “promiscuità” nei reparti

Uno dei punti più caldi della protesta riguarda la gestione degli spazi. Moscara e Polimeno temono una “promiscuità” pericolosa tra pazienti “istituzionali” e pazienti Alpi all’interno degli stessi reparti. Senza limiti stringenti, avvertono, il rischio è che i posti letto della degenza ordinaria vengano saturati da chi paga, allungando ulteriormente i tempi per chi accede tramite il normale servizio pubblico.

​Inoltre, la Cgil paventa un aumento della mobilità passiva: i cittadini salentini che non possono permettersi l’intramoenia potrebbero trovarsi costretti a cercare cure in altre regioni, aggravando i costi per il bilancio della sanità pugliese.

La battaglia per l’universalità

​”Il SSN è una conquista di civiltà degli anni Settanta che va difesa”, concludono i segretari provinciali. La richiesta d’incontro urgente mira a definire criteri molto più rigidi: l’attività libero-professionale non deve diventare una scorciatoia strutturale per chi ha i soldi, ma deve rimanere un’eccezione che non penalizzi mai il servizio pubblico universale.
​La palla passa ora alla Regione e alla direzione generale dell’ASL di Lecce: la sfida è trovare un equilibrio tra la libertà professionale dei medici e il diritto costituzionale alla salute, uguale per tutti, indipendentemente dal portafoglio.

Tags: asl-lecce
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