Calendario del Duce in vendita nelle edicole, offesi e indignati gli ex partigiani pugliesi

La vendita del calendario del Duce ha sollevato l’ira degli ex partigiani della Puglia. I legali dell’associazione parlano di “forma sottile di apologia di fascismo”

Per alcuni il nuovo anno deve cominciare con il tradizionale rito del ‘calendario’ da esporre in bella vista in casa o in ufficio. Ce n’è per tutti i gusti: fotografici, con panorami e scorci, religiosi o sportivi… Un modo per scandire il tempo, per ricordare appuntamenti importanti nonostante esistano mille app per questo. Uno però sta facendo non poco discutere: si tratta del Calendario del Duce, in vendita a poco meno di dieci euro in tutte le edicole d’Italia e non solo. La foto in copertina di Benito Mussolini e il fatto che ci sia un almanacco dedicato a quel periodo storico ha indignato alcuni ex partigiani pugliesi che hanno deciso di rivolgersi all’Associazione Giustitalia per denunciare l’accaduto.

«Forse destinato a prendere il posto delle modelle seminude (che magari offendono il comune senso del pudore) o degli aitanti calciatori, questo calendario, con la pubblicazione e soprattutto la diffusione a macchia d’olio, rischia di offendere valori preziosissimi per gli Italiani come quelli della libertà repubblicana e della democrazia», tuonano.

Tante le copie “avvistate” un po’ ovunque: in alcuni punti di ristoro, nei bar, negli uffici, “nemmeno fosse l’effige del Presidente della Repubblica” replicano gli ex partigiani. I legali dell’associazione parlano di «forma sottile di apologia di fascismo», un reato previsto e punito dalla Legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

«La pubblicazione, la distribuzione e, soprattutto, la diffusione – commentano – rappresenta, sul piano penale, una forma sottile di apologia di fascismo. Sul piano civilistico, rappresenta un danno anche morale, come tale risarcibile, per coloro che si identificano nei valori portati dalla Costituzione Repubblicana. Sul piano amministrativo e politico, lasciamo alla perspicacia di chi legge la valutazione delle conseguenze che potrebbero derivare se persevera la diffusione di questo “virus di idee malsane”».

La polemica, in realtà, non è nuova. Si ripresenta quasi puntuale ogni volta che l’anno sta per finire. Da qui l’appello rivolto alle edicole, alle librerie, passando per mercatini e punti vendita che smerciano oggettistica varia, invitandoli a mettersi una mano sulla coscienza e a boicottare qualunque prodotto possa iconograficamente rinviare al Duce, al Ventennio e ai suoi motti, da “Chi non è con noi è contro di noi” a “Me ne frego” passando per “Molti nemici molto onore”.

Insomma, quei prodotti in contrasto con i valori costituzionali, ma non con quelli di mercato. C’è chi alle polemiche risponde con i numeri delle vendite. A dispetto di quello che si possa pensare, i Calendari del Duce non restano ad impolverarsi sugli scaffali o nelle edicole, ma vanno a ruba. E non sempre si tratta di una operazione nostalgia, ma di business. E regole di mercato docet, è la domanda ad influenzare sull’offerta di un bene. E con il Duce, nonostante siano passati cento anni, si fanno ancora i soldi.



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