Il calzolaio, un antico mestiere che rischia di scomparire. Colpa della cultura usa e getta e…delle troppe tasse

Anche i corsi di formazione per un mestiere che in passato si tramandava di padre in figlio, da maestro ad apprendista, sono rarissimi. L’allarme lanciato dallo Sportello dei Diritti di Lecce

‘Le statistiche parlano chiaro: ormai ci sono solo due calzolai ogni cinque comuni. La categoria, infatti, si é più che dimezzata negli ultimi anni’.

È certamente un allarme quello lanciato dallo Sportello dei Diritti di Lecce ma al tempo stesso anche un’idea di lavoro per chi volesse inventarsi qualcosa e provare a restare al sud piuttosto che fare le valigie ed andare a cercare fortuna altrove.

Gli antichi mestieri sono stati spazzati via dalla società consumistica, quella che trova più facile usare-e-gettare non conoscendo il termine riparare.

Anche i calzolai hanno conosciuto questo triste destino e chiunque ha già sperimentato di persona questo dato. Si rompe un paio di scarpe? Difficile trovare il ciabattino che le risistemi, meglio andarne a comprare un paio nuove.

Forse la crisi economica che sta attanagliando il territorio potrebbe paradossalmente favorire il ritorno in auge di questa professione: un paio di scarpe buone è sempre meglio risuolarlo e ripararlo piuttosto che gettarlo nel bidone della spazzatura per comprarne un altro magari di qualità inferiore che poi darà problemi al piede.

Quali sono le cause, oltre la mentalità consumistica imperante, che incidono sul declino del mestiere? Certamente il caro – affitti che imperversa nei centri urbani. Difficile mantenere un negozio.

‘E poi – dice Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti – dobbiamo metterci anche un sistema bancario ormai chiuso e sempre meno flessibile. Per non parlare poi del costo del lavoro, della difficoltà ad assumere apprendisti ed in genere personale e del proporzionale aumento della tassazione negli ultimi anni, sia centrale che degli enti locali’.

Una grande colpa, a dire il vero, ce l’ha anche l’organizzazione del sistema economico che ha favorito la grande distribuzione ed ha penalizzato le piccole botteghe artigiane.

Insomma, una serie di concause alle quali va posto argine con interventi mirati del Governo centrale ma anche delle Amministrazioni locali che dovrebbero, in questo momento di grave crisi, inventarsi qualcosa per riaccendere la scintilla dell’intrapresa privata.

Perché per esempio non detassare le attività di quegli artigiani che sceglieranno i centri urbani quale loro sede contribuendo, in questo modo, a ravvivare il tessuto economico e sociale dei Comuni spogliati dalle antiche tradizioni? Anni fa l’Unione Europea lanciò il Progetto Urban che andava proprio in tal senso e Lecce sa bene quanto è stato importante. Forse adesso sono altri gli assi d’intervento di Bruxelles ma la amministrazioni comunali potrebbero pensare a qualcosa di riveduto e corretto. Chissà…



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