Aperti accettando un cliente per volta, lo sfogo di una parrucchiera: “Così dovrò mandare a casa i miei dipendenti’

Una parrucchiera ha voluto scrivere al Governo per chiedere la riapertura dei parrucchieri: “dovete darci la possibilità di continuare a lavorare con passione e dignità”

Permettere al Paese di ricominciare ad uscire senza rendere vani tutti gli sforzi fatti per sconfiggere il Coronavirus. Riaprire le attività senza far crescere il numero dei contagi e quella curva che sembra aver cominciato la sua discesa. È questa la sfida della «fase due» che dovrebbe partire il 4 maggio se i numeri lo permetteranno. Prove tecniche di ‘normalità’ pur mantenendo la distanza di sicurezza, limiti ai contatti e tutte quelle accortezze necessarie per spezzare la catena dei contagi. La ripartenza, probabilmente, sarà graduale seguendo una specie di scala di priorità che, inevitabilmente, fissa il via libera per parrucchieri, barbieri ed estetiste a fine maggio. Poi toccherà a bar, ristoranti, cinema e palestre. Nulla di certo, si tratta soltanto di scenari che il Governo sta provando a disegnare.

Non è facile sapere cosa accadrà quando saranno allentate le misure restrittive. Nel settore legato alla bellezza e alla cura del corpo, che prevede un contatto diretto e ‘ravvicinato’ con il cliente ad esempio bisognerà ‘lavorare per appuntamento’ ma bisognerà accettare un cliente alla volta in orari diversi o quanti potranno entrare contemporaneamente nel locale con le dovute precauzioni? Domande che una parrucchiera di Locorotondo, preoccupata per il suo futuro e per quello dei suoi cinque dipendenti ha voluto rivolgere al premier Giuseppe Conte e al Governo giallorosso. La sua paura è simile a quella di altri colleghi: se le regole saranno troppo stringenti è probabile che molte attività già ‘provate’ non riusciranno a tenere alzata la saracinesca.

«Se non farete un decreto adeguato rischiamo davvero di far rimanere a casa il nostro personale e non ce la faranno a sopravvivere. Se le nostre attività apriranno dando il servizio a una cliente per volta, i ricavi non basteranno per coprire tutte le spese» scrive Cinzia Palmisano.

Secondo la donna, la soluzione potrebbe essere quella di ‘tarare’ le aperture ai metri-quadri dei saloni e al numero dei dipendenti assunti. E, soprattutto, bisogna capire il numero di clienti che possono entrare contemporaneamente con le adeguate misure di sicurezza.

«Riapriamo i parrucchieri non possiamo essere gli ultimi» si legge nella missiva in cui è stata scritta, nero su bianco, anche la rabbia per chi non ha rispettato le regole in questo periodo. Cinzia e tantissime sue colleghe e colleghi hanno chiuso le porte per più di un mese, ma sono stati tanti i furbetti che hanno continuato a lavorare come se nulla fosse, alle spalle –dice – “di noi proprietari di partita Iva”. Una concorrenza sleale, andando a domicilio nelle case delle clienti.

«Vogliamo tornare a fare belle le donne. Amiamo il nostro lavoro e dovete darci la possibilità di continuare a farlo con passione e dignità» conclude Cinzia Palmisano.



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