‘Ho pochi soldi, posso fare spesa nel discount fuori dalla mia città?’ La risposta di buonsenso del sindaco di Lizzanello

Per il primo cittadino, la situazione di forte indigenza economica rappresenta una condizione di assoluta urgenza che, se autocertificata, consentirebbe di recarsi nel discount più vicino alla propria città

La chiusura dei confini comunali che, al fine di contenere i rischi del contagio da coronavirus, non consente se non per motivi di assoluta urgenza di uscire dal proprio territorio, come era prevedibile, sta avendo degli impatti economici assolutamente rilevanti.

Si prenda il solo esempio della spesa: è del tutto ovvio che laddove non esistano discount e ipermercati che consentano l’approvvigionamento alimentare a prezzi più contenuti, molte famiglie che già vivevano in situazioni difficili – acuite poi dai restringimenti imposti dalle autorità sanitarie e politiche che non consentono di uscire da casa per andare a lavorare – stiano sentendo sulla propria pelle i morsi di una crisi durissima.

Un conto è andare a fare la spesa dove è possibile strappare prezzi più bassi e offerte più vantaggiose che solo la grande distribuzione e i discount consentono, altro è recarsi presso i negozi di prossimità e i piccoli supermercati. I prezzi sono ben altri e con la stessa somma a disposizione che si è pensato di stanziare per l’approvvigionamento basilare sembra di ritornare a casa con le buste vuote.

Nulla a che vedere, si badi bene, con comportamenti ostili e sleali da parte degli esercenti. Assolutamente! Non si registrano, infatti, casi di arbitrari e sconsiderati aumenti. Si parla piuttosto di fisiologici prezzi più alti che consentono agli stessi negozianti di sopravvivere e di essere aperti nell’epoca di una concorrenza fortissima con i colossi della distribuzione.

Il Sindaco di Lizzanello, allertato dai suoi cittadini, aveva provato a lanciare la ormai famosa concorrenza solidale, in cui chiedeva ai negozianti che operano sul suo territorio di calmierare i prezzi per consentire a chi si trova in difficoltà – e ormai sono tantissimi, anche chi fino a ieri aveva un tenore di vita discreto – di non dover rinunciare ad una spesa degna di questo nome. La situazione, però, è più complessa di quanto non appaia. I negozianti fanno di tutto: servizi a domicilio gratuiti, sconti, buoni, ecc. ecc., ma i prezzi ovviamente non possono essere quelli dei grandi ipermercati.

«D’altronde – scrive il primo cittadino, Fulvio Pedone – non possono essere considerati alla stregua di “ammortizzatori sociali” in una situazione difficile come quella che stiamo vivendo, che già li vede in trincea ogni giorno, con mascherine e guanti, a lavorare per la nostra comunità».

Fare la spesa nei discount fuori città: un’interpretazione delle norme

Ecco allora che da avvocato e da uomo di legge ha ritenuto di dover rendere pubblica una riflessione ed una interpretazione delle norme contenute nell’ultimo Dpcm che vieta gli spostamenti in altri comuni anche solo per fare la spesa, che potrebbe consentire a molte madri e a molti padri di famiglia di potersi recare nel discount più vicino fuori città al solo fine di fare la spesa. Una riflessione che ci sentiamo di condividere e di offrire al dibattito pubblico.

«Tengo a precisare – scrive in un post – che tutti i commercianti di Lizzanello e Merine aperti in questo periodo sono coscienziosi e pieni di buon senso, sono tutti eticamente corretti, a prescindere che abbiano o meno inteso aderire all’appello della concorrenza solidale. Ciò premesso, tornando ad analizzare le righe dell’ordinanza del Ministro della Salute, ratificata dall’ultimo DPCM, è chiaro che possa considerarsi condizione di assoluta urgenza, tale da giustificare lo spostamento dal territorio del proprio comune, quella di chi, trovandosi in condizioni economiche disagiate e tali da non poter garantire risorse sufficienti per il sostentamento alimentare del proprio nucleo familiare, si rifornisce da mercati discount, avendo così un risparmio tale da garantirsi la sopravvivenza mensile. Con riferimento, pertanto, alle numerose richieste di potersi recare a fare la spesa presso negozi discount fuori comune, si precisa quanto segue. In generale, in disparte le questioni di lavoro e salute, è possibile recarsi fuori dal proprio comune solo per ragioni di assoluta urgenza. Si può considerare ragione di assoluta urgenza, che deve essere autocertificata, quella di un genitore in grave difficoltà economica e con più figli minori a carico, ovvero quella di colui che ha perso il lavoro e non è assistito da ammortizzatori sociali o da altre forme di sostegno economico. Dette o analoghe condizioni di conclamata difficoltà economica, unitamente all’assenza sul territorio in cui si vive di negozi discount, tali da garantire un risparmio di spesa, possono rappresentare ragioni di assoluta urgenza alimentare che giustificano lo spostamento verso il più vicino mercato discount. È evidente che la presente è un’indicazione interpretativa, resasi indispensabile a seguito delle numerosissime richieste di autorizzazione a spostarsi fuori territorio da parte di concittadini in serie difficoltà economiche. Resta fermo l’obbligo dell’autocertificazione, in cui ciascuno deve rappresentare le ragioni della propria assoluta urgenza connesse a questioni di disagio economico e di sostentamento alimentare».