3 euro per una zeppola di San Giuseppe, lo sfogo di un pensionato: “Ho rinunciato, il dolce non me lo posso permettere”

Pensava di fare una cosa gradita ai suoi figli regalandogli delle zeppole di San Giuseppe, ma il conto lo ha fermato. Il dolce è un di più per una famiglia in difficoltà.

«Gentile redazione, non ho vergogna a raccontarvi quanto mi è accaduto stamattina perché penso che a provare vergogna non debba essere io ma chi consente che accadano certe cose. Sono un pensionato e in questi lunghi mesi di difficoltà sociale ed economica sto dando una mano ai miei figli che non hanno un reddito fisso e alle loro famiglie. I miei figli sono dei ‘professionisti’, così li avremmo chiamati qualche anno fa, ma adesso vedo che preferiscono chiamarli ‘partite iva’ e comunque sono stati dimenticati da tutti, dal Governo di questo Paese in primis. Mi fa male vederli costretti a chiedere un aiuto a me che sono un semplice pensionato, ma cerco ovviamente di non farlo pesare perché per i propri figli ognuno di noi sarebbe disposto a tutto».

«Ecco, stamattina in occasione della festa del papà volevo portare delle zeppole alle loro famiglie, perché festeggiare anche da lontano è forse il miglior sistema per provare a mettersi alle spalle i problemi e i pensieri. Di buon ora, alle 7.00, mi sono recato in pasticceria e ho preso 6 zeppole: due confezioni da tre per ciascuna delle famiglie dei miei due figli. Le commesse molto gentili hanno messo i dolci nelle guantiere e poi mi hanno aspettato in cassa. Quando sono arrivato a pagare ho sentito: 18 euro. Ho pensato che si fossero sbagliate e che era il conto di qualcun altro in fila prima di me. Ma la signorina mi guardava e diceva: signore sono 18 euro. Come? Tre euro a zeppola? Ma stiamo scherzando? Ogni zeppola seimila lire??? In un attimo ho capito che non potevo permettermele quelle sei zeppole perché oggi c’è da fare anche la spesa. Il dolce è un di più. E probabilmente c’è qualcuno che vuole camminare sulla nostra disperazione. Scandalizzato, ho detto alle commesse che 3,00 euro a zeppola è un costo assurdo, che non me lo potevo permettere e sono andato via sentendo i rimbrotti delle ragazzine che probabilmente nulla sanno delle difficoltà della vita. Non avrei mai pensato di dover raccontare un episodio del genere. Mai. Ma nella nostra Italia ormai non ci si deve scandalizzare di nulla.»

È una lettera piena di amarezza e di dignità quella che riceviamo da un nostro lettore che chiede l’anonimato per tutelare la privacy dei suoi figli. Fosse per lui vorrebbe gridare al mondo intero il dispiacere per quello che gli è successo in mattinata, senza paura di passare per uno che esagera, per chi ‘dal costo di una zeppola’ sarebbe capace di fare la rivoluzione, un Sancho Panza senza ragione e senza futuro.

Ed effettivamente il rischio c’è. Il rischio che questa vicenda possa essere strumentalizzata: tutte queste storie per una zeppola? No, non è il dolce al centro della questione. È l’amara constatazione di come questo Paese si stia riducendo, di come stia logorando il suo tessuto sociale. Chi può pigia il piede sull’acceleratore e scatta; chi non può resta al palo. Senza nemmeno il diritto di parola.

Raccontare questa storia ci è sembrato un atto doveroso. Caro signore, lei non deve vergognarsi di nulla. Quella pasticceria le venderà tutte le zeppole a 3,00 al pezzo, non succederà nulla. Forse è questo Paese che dovrebbe chiedere scusa a tutti quei cittadini di cui si è dimenticato. Ristori o non ristori.



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