Domenico Umberto D’Ambrosio, vescovo da venticinque anni. E Papa Francesco gli scrive una lettera

Celebrazioni semplici e sobrie per il 25esimo anno di ordinazione episcopale di monsignor D’Ambrosio che ha scritto, per l’occasione, una lettera ai sacerdoti dal titolo ‘Salire, stare, scendere’. Anche Papa Francesco ha voluto fare gli auguri all’Arcivescovo metropolita di Lecce

«Venerabile Fratello, a te che con gioia nella prossima solennità dell’Epifania del Signore, ricorderai il 25° dall’Ordinazione Episcopale a cui seguirà l’aureo Giubileo sacerdotale, inviamo questa Lettera per esprimerti i migliori auguri e significarti il fraterno affetto che ci unisce in Cristo». Sono queste le parole contenute nella missiva che Papa Francesco ha voluto inviare all’arcivescovo di Lecce, Domenico Umberto D’Ambrosio, vescovo da venticinque anni, nel quale sua Santità ha voluto ricordare i vari incarichi pastorali assunti dall’arcivescovo e fare il suo personale augurio per gli importanti traguardi nel ministero episcopale e sacerdotale. «Conoscendo bene l’impegno e la diligenza profusi nel sacro ministero – scrive ancora il Papa – questa circostanza ci è propizia per congratularci di cuore con te per le opere compiute, ricche di frutti»

Un anniversario importante, da onorare con celebrazioni semplici e sobrie che inizieranno domani, 5 gennaio con una giornata dedicata alla preghiera e al ringraziamento che culminerà con la veglia in cattedrale alle ore 20.00. Il 6 gennaio 2015, solennità dell’Epifania del Signore, invece, l’arcivescovo D’Ambrosio presiederà una solenne concelebrazione eucaristica in Cattedrale alle 18.00.

«Pertanto, Venerabile Fratello – prosegue Francesco -, mentre risplendono giorni di grazia della tua vita per i benefici ricevuti dal Padre celeste, salga a Lui la tua lode e benedizione: “Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mio rifugio, mio liberatore” (Sal 18, 2-3). Il Divino Redentore del genere umano, “primogenito di ogni creatura” (Col 1, 15), auspice la gloriosa e sempre Vergine Maria, ti sostenga e custodisca con la sua grazia e continui ad arricchirti con doni celesti. Venerabile Fratello, ti sia annuncio, presagio e testimonianza del Nostro affetto la Benedizione Apostolica che impartiamo molto volentieri a te e per tuo mezzo alla tua carissima Chiesa da questa Sede del Beato Pietro chiedendo di pregare per noi. I doni dello Spirito Paraclito, Figli dell’amata Puglia, vi sostengano e vi riempiano di gioia!».

Ma quello di Papa Francesco non è l’unico messaggio. Anche il Presule “approfittando” dell’occasione ha voluto prendere carta e penna e scrivere un’accorata lettera pastorale ai sacerdoti, dal titolo “Salire, stare, scendere” come segno di gratitudine verso tutti i compagni di viaggio nelle varie ‘trasferte’ che il Signore «nei suoi imperscrutabili disegni e nell’obbedienza alla Chiesa» ha voluto per lui.

«A venticinque anni dalla mia ordinazione episcopale ricevuta nella Basilica di San Pietro il 6 gennaio 1990, dalle mani di San Giovanni Paolo II e a cinquant’anni dalla ordinazione presbiterale conferitami da Mons. Andrea Cesarano, arcivescovo di Manfredonia e amministratore perpetuo di Vieste, il 19 luglio 1965 nella Chiesa Madre di Sant’Elia Profeta in Peschici» – scrive l’arcivescovo D’Ambrosio – «è nata l’idea di una lettera che intende narrare la bellezza e la ricchezza della sovrabbondante grazia che il sacramento dell’Ordine ha donato alla mia vita e l’immenso credito di fiducia che il Signore ha voluto aprire con me, nonostante i limiti e le miserie della mia evidente fragilità, a volte appesantita da risposte incerte, ritardi ingiustificati, generosità mancate, paure immotivate. Per questo ho scelto di offrirvi una lectio-meditatio di Ebrei 5,1-10 su Cristo sacerdote misericordioso e fedele: un tentativo di salire per entrare nel mistero e poterlo annunziare e testimoniare ai fratelli».

«Sono due i sentimenti che prorompono dal mio cuore sacerdotale e si originano dai due grandi doni che il Signore, senza alcun mio merito – ne sono intimamente convinto e consapevole – ha voluto elargirmi: rendimento di grazie, lode e benedizione che continuamente rendo al Dio Altissimo; ma soprattutto invocazione di misericordia e perdono perché il dono di grazia molto spesso non è stato da me accolto, vissuto e testimoniato nella fedeltà piena, sicura, generosa, radicale».

Parole semplici in cui emerge tutto lo spessore e la personalità di un “uomo qualunque” che ha scelto di affidarsi completamente a Dio, sapendo che il suo amore sarebbe stato ricambiato e che a volte, nel suo lungo e difficile cammino, ha dovuto fare i conti con tutti i sentimenti propri dell’animo umano, dalla paura all’insicurezza.
Domani, sarà anche diffuso uno speciale de “L’Ora del Salento” con un’ampia intervista all’arcivescovo, oltre a reportage, tratti storici e auguri delle varie realtà che hanno segnato il suo ministero episcopale e sacerdotale.



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