‘E ce ssimu muerti de fame?’. Capofamiglia rifiuta una donazione di 20 euro, le considera una miseria

E ce ssimu muerti de fame…: è questa la risposta che un capofamiglia ha dato ad un volontario dell’associazione ‘Pronto Soccorso dei Poveri’ che, pensando di far bene, aveva bussato alla sua porta per portargli un piccolo contributo per fare la spesa.

«Fai del bene e scordalo…» mai proverbio fu così azzeccato per raccontare l’incredibile storia vissuta da un volontario dell’Associazione “Pronto Soccorso dei Poveri”, nota per il suo impegno quotidiano nell’aiutare le persone in difficoltà economica. Di buon ora il giovane stringendo tra le mani una banconota da venti euro si è recato a casa di una famiglia “bisognosa” convinto di fare del bene, di poter essere d’aiuto ad affrontare i piccoli e grandi problemi che si possono presentare quotidianamente. Quando ha consegnato il denaro al capofamiglia, disoccupato da anni, il volontario si è sentito rispondere «NO, grazie».  
  
L’uomo, con poco garbo e ancor meno riconoscenza, ha rifiutato i venti euro sostenendo che fossero una miseria, che non sapeva cosa farne e che per pagare le bollette sarebbe servita una somma ben superiore. Tra l’incredulità e lo stupore, il rappresentante dell’associazione ha provato a spiegare al capofamiglia che si trattava del frutto di una donazione, che con quei soldi poteva comprare pane, pasta e latte (insomma i generi di prima necessità) e che non poteva fare altro. Non c’è stato nulla da fare. Imperterrito, l’uomo ha risposto in dialetto che… ‘non è un morto di fame’.
  
A quel punto, il volontario è andato via un po’ amareggiato. È stata la stessa associazione «Pronto Soccorso dei Poveri» a raccontare l’accaduto sulla pagina facebook ufficiale «ci dispiace – scrivono nel post – ma d’ora in avanti non aiuteremo più questa persona che fino a ieri abbiamo considerato… ‘bisognosa’. Le sue venti euro, per la cronaca, le abbiamo donate ad altre persone che ci hanno ringraziato per quel denaro con cui hanno fatto la spesa».
  
È vero che chi aiuta deve farlo senza aspettarsi un grazie, ma è brutto che la riconoscenza stia diventando un sentimento ‘sconosciuto’.  



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