‘Quel virus lì’ ci sta insegnando molto. O almeno ci sta provando

Tra gli aggiornamenti che arrivano ora per ora sulla situazione d’emergenza che stiamo vivendo, l’editoriale del direttore di leccenews24.

Mio caro Einstein, la crisi non porta soltanto progresso, ma anche capacità di filtrare, riconoscere il panico dall’emergenza vera, la capacità di pensare alle cose importanti.

Si scappa. Si scappa dalla zona rossa, si scappa dal virus. Ma non si può scappare dalle proprie responsabilità.

Tra le fake e lo humor che girano sulle chat, una riflessione ha colpito più di tutte «Questo virus non ci sta uccidendo, ci sta insegnando che non ci dobbiamo lasciare soli, che se togli il tocco, resta lo sguardo, che se togli l’approccio, resta il pensiero,che non c’è matematica al mondo che possa vivere di sola sottrazione. Per quanto la vita a volte usi espressioni difficili, noi possiamo sommare meraviglia e moltiplicarla per chi continuamente divide».

Sì, «quel virus lì che a qualcuno ha portato via la ragione e non la salute», sta facendo venire a galla quel che ogni giorno diamo per scontato o che per la fretta abbiamo dimenticato di vivere: gli affetti (quelli veri), gli abbracci (quelli forti), i baci (quelli cercati), il tempo. Il tempo di fare una torta con i tuoi figli, di ballare con loro guardando i video su youtube, di fare quella telefonata in più a chi vive nel tuo pensiero.

«Dopo tutti i nostri abbracci, siamo costretti ad accontentarci di uno sguardo o di un saluto stentato» scrive un amico sui social. Ed ora quegli abbracci mancano e gli amici che si pensano e si vogliono bene si chiamano o si videochiamano.

Oggi penso a questo, che l’emergenza che ci fa sentire in guerra sta facendo da filtro perché a mancare non sono le strette di mano di circostanza, il saluto con bacio appena sfiorato sulla guancia di un perfetto sconosciuto che vedi oggi e domani non vedi più. No, oggi pensi alla preoccupazione dei nonni per la salute dei piccoli (più che della loro) «proteggeteli, anche privandovi di un momento di socializzazione, ma proteggeteli».

Penso a chi si preoccupa per un amico che si è ammalato e a cui quel benedetto tampone ha dato segno positivo, si preoccupa perché una notizia avventata parlava dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute e non era vero.

Penso a quel papà che, nonostante l’invito a stare a casa, è uscito per portare un fiore alle sue piccole donne che lo aspettavano, perché non dimenticassero che, per convenzione o meno, oggi non è soltanto la giornata della paura.

Penso alla dirigente della scuola dei miei figli che scrive ai rappresentanti di classe «questa settimana, apertasi come di consueto con il vociare festoso dei bambini, si è chiusa in un silenzio innaturale per noi della scuola. Inutile dirvi quanto ci manchino già tutti i nostri piccoli. Io sono qui ogni giorno, anche se avete bisogno soltanto di parlare».

Penso agli insegnanti che inviano ai bambini dell’Infanzia i messaggi vocali attraverso la chat dedicata e rassicurano «Piccoli miei, andrà tutto bene e presto ci riabbracceremo forte». Penso ai docenti che invitano gli alunni a non allentare con la preparazione e forniscono quel che possono con gli strumenti digitali a disposizione.

E ancora tornano alla mente quelle parole: «Finirà presto come finiscono tutte le cose senza cuore, come fanno i tornadi, le onde arrabbiate dei mari giganti,i terremoti, le tempeste,vengono, devastano e se ne vanno. È la loro natura, venire distruggere e andare, è la loro natura. La nostra natura invece è quella di restare e a chi resta, resta il compito di costruire. E come abbiamo costruito un’arca per salvare la vita ai tempi delle immense piogge, oggi siamo chiamati a difendere le nostre piogge interiori, a non lasciarci affogare dall’indifferenza, dall’odio, dal razzismo, dalla paura, a costruire la nostra arca dentro per mettere in salvo la generosità , l’accoglienza, il senso di pace,il servizio, l’umiltà».

Sì perché “quel virus lì” non ci sta uccidendo anche se è spietato, ma ci sta ricordando che non siamo invincibili, che non dobbiamo dare per scontato alcunché come un abbraccio, un sorriso, un pensiero.

«Non si scherza con la terra, non bisogna prendere in giro il cielo, c’è sempre un’occasione per restare amorevoli. Non posso toccarti, dicono, ma senti, senti come ti abbracciano forte i miei occhi».

Eppure, va detto, chi si vuole bene o chi si ama continua a baciarsi ed abbracciarsi ancora. Anche se le regole vanno rispettate e di andare a zonzo, oggi, non è tempo.



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