Epifania è una parola greca che significa ‘manifestazione’, la manifestazione del Signore. La nascita di Gesù senza l’Epifania resterebbe un evento intimo, incapace di spiegare la sua potenza sul piano religioso e culturale. L’antica festa cristiana, che cade il 6 gennaio, conta quanto e più del giorno di Natale, tanto che in passato era la festa più attesa e celebrava un momento cruciale nella storia: la manifestazione di Gesù Cristo ai popoli di tutto il mondo.
Immaginate una notte stellata nel deserto, tre figure silenziose che avanzano a dorso di cammello, guidate da una luce che non abbaglia, che non impone la sua presenza, ma attende di essere cercata. Discreta e lontana si mostra solo a chi ha il coraggio di mettersi in cammino. Come ha fatto con i Magi. Non sono semplici viaggiatori, ma re saggi venuti da terre lontane, mossi da un desiderio profondo di verità. Secondo la tradizione cristiana questi tre saggi – Melchiorre, Gaspare e Baldassarre – ingannati da Erode, deviano, sbagliano rotta, ma la stella li conduce alla meta, fino a una grotta umile, dove il Figlio di Dio si manifesta non attraverso la forza o il potere, ma attraverso la semplicità, la luce, il cammino.
È questo il senso dell’Epifania: il passaggio dalla grotta al mondo, dal silenzio al messaggio, potente, che Dio si manifesta a chi cerca, a chi è disposto a partire, a chi accetta il rischio del viaggio, a cambiare strada, a lasciarsi guidare da una luce anche fragile. Non si impone, non conquista, non costringe. Si rivela.
Con il passare del tempo, però, questo significato si è affievolito. Il problema è che oggi pochi comprendono la realtà, pochi conoscono i significati e le origini delle cose e in tanti finiscono per scivolare sulla proverbiale buccia di banana, come avviene nel caso di questa solennità fondamentale per la cultura cristiana dell’Occidente, confusa con la Befana.
Si sente dire, e si sente spesso, “ci vediamo alla Befana” oppure “andiamo al concerto della Befana” o peggio “le vacanze di Natale finiscono alla Befana”. Siamo al punto che la Befana, tra una calza di cioccolatini e una di caramelle, si è mangiata la festa dell’Epifania. Ed è inaccettabile. Non si confonde il Natale con Santa Claus, né la Pasqua con l’uovo di cioccolato. È la correttezza delle parole che dà loro senso, e da quel senso deriva la nostra dignità di persone.
Nell’immaginario collettivo, l’Epifania è spesso associata alla figura della Befana, una simpatica vecchietta che porta doni ai bambini. Ma al di là delle tradizioni popolari, questa festa conserva un profondo significato spirituale e culturale. Perché ognuno, prima o poi, attraversa una notte e cerca una stella. E l’Epifania ci ricorda che la luce esiste, anche quando sembra lontana, e che il senso della vita spesso si manifesta proprio mentre siamo in cammino.
