Far convivere l’ulivo col batterio killer: i risultati della ricerca in una giornata di studio con Copagri

Due professori dell’Università di Foggia hanno illustrato i risultati di una sperimentazione anti-xylella su alcuni ulivi situati in agro di Gallipoli durante una giornata di studio, tenutasi alla Camera di Commercio di Lecce, organizzata da Copagri.

C’è chi, da un lato, impone il taglio massivo dei “monumenti” salentini – come spesso definiti negli ambienti politici –, ovvero gli ulivi, definendolo alle stregue di strada unica da percorrere. Evitare il male, dunque, “dribblando” la causa. Quasi aggirando i problemi. A questa ‘cicalella’, o vettore della patologia, viene impedito di scorrazzare tra una pianta e l’altra eliminando la prima. Da qui, nasce la misura obbligatoria dell’UE che conduce dritti all’eradicazione. Dall’altro lato della barricata, però, esiste la ricerca. Quella portata avanti da coloro i quali vogliono scommetterci. A tal proposito, i ricercatori dell’Università di Foggia, Antonia Carlucci e Francesco Lops, hanno spiegato lo scopo delle loro analisi: far convivere l’albero col batterio assieme alla Xylella Fastidiosa. I risultati di un’apposita sperimentazione sulla xylella, effettuata in agro di Gallipoli, illustrati stamattina in una giornata di studio presso la camera di Commercio leccese organizzata da Copagri.  

Ne è emerso che Il complesso da disseccamento non dipenda solo dall’insetto che trasporta la malattia, ma anche da altri fattori quali ad esempio l’incuria. D’altronde, un patogeno s’insedia laddove un organismo appare indebolito. Mancanza di cure, trattamenti al terreno, diserbo anziché aratura. Delle  possibili concause da studiare ancora. «Vi è la necessità di attivare sul campo ciò che non si risolve nei tavoli istituzionali. Siamo partiti con una ricerca autofinanziata e posso dire che abbiamo costruito un team molto valido insieme ai professori dell’Università di Foggia». Così Fabio Ingrosso, presidente di Copagri Lecce e vicepresidente vicario di Copagri Puglia, tra gli organizzatori del convegno odierno moderato dal noto giornalista leccese Marco Renna.

«Ci siamo dedicati a cercare la soluzione per questa vicenda drammatica che sta colpendo il nostro territorio. Mostriamo oggi degli elementi preliminari – rileva ai microfoni di Leccenews24.it –poiché vanno comprovati, ridefiniti e riprovati nel tempo per poter affermare che le nostre azioni possano implicare un risultato positivo. Soddisfatti parzialmente, rimanendo cauti. Le piante hanno risposto molto bene, trattandone certe davvero provate dai disseccamenti e dalle potature. Erano alberi spogli, le cui cime vennero tagliate e parliamo di tronchi molto grossi, mentre oggi sorge una vegetazione molta folta».

Saluti iniziali affidati al Presidente dell’Ente Camerale, Alfredo Prete, che dice la sua circa gli effetti negativi della patologia sull’economia salentina:«L’olio d’oliva rappresenta un prodotto di ottima qualità, xylella o non xylella. Purtroppo si è affrontata la problematica con ritardo e, soprattutto, senza un buon lavoro di squadra. Bisogna affrontare l’individualismo sfrenato. Oggi, infatti, ci ritroviamo con i diktat dell’Unione Europea». Presente anche il Dott. Silvio Schito, dirigente dell’Ufficio Fitosanitario in seno alla Regione Puglia:«Ci troviamo a fronteggiare la fitopatia più grave capitataci. Comprendo che certe leggi siano antipatiche, ma sempre leggi sono. E anche la 789/2015 dell’UE lo è. Secondo la gerarchia delle fonti, una norma obbligatoria. Si pensi che all’inizio il provvedimento voleva eradicare, oltre agli infetti, gli ulivi sani presenti nel raggio di 200 metri. Abbiamo combattuto seriamente per ridurre quel numero, adesso a 100 metri. La nostra speranza è riposta nella ricerca». 



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