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Festa della Donna 2026, il ‘miraggio’ della Parità all’ombra del Rendiconto Inps 2025

by Redazione
8 Marzo 2026 7:20
in Attualità
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Ada Chirizzi, Segretario Generale Cisl Lecce

Ada Chirizzi, Segretario Generale Cisl Lecce

In occasione dell’8 marzo 2026, il Segretario Generale della CISL Lecce, Ada Chirizzi, lancia un monito che gela gli entusiasmi: la parità di genere in Italia non è ancora un traguardo raggiunto, ma un obiettivo che sembra allontanarsi sotto il peso di numeri impietosi. L’analisi si poggia sul recente Rendiconto Inps 2025 (basato su dati 2024), un documento che fotografa un’Italia a due velocità, dove il genere continua a determinare il destino economico e previdenziale dei cittadini.

Un quadro allarmante: i numeri del divario

Nonostante le donne rappresentino la maggioranza della popolazione (il 51,1% su 58,9 milioni di abitanti), la loro presenza nel mercato del lavoro resta marginale e sotto-remunerata. Chirizzi evidenzia come il tasso di occupazione femminile si fermi a un magro 53,3%, contro il 71,1% di quello maschile, segnando una distanza abissale di quasi diciotto punti percentuali.

Ma non è solo una questione di “entrare” nel mondo del lavoro; è anche una questione di qualità del contratto. Mentre gli uomini dominano le assunzioni a tempo indeterminato con una quota del 63,3%, le lavoratrici sono relegate a un part-time che, nel 67,2% dei casi, è tutto al femminile. Questa segregazione occupazionale vede le donne sovrarappresentate nei settori a bassa retribuzione, come la cura e il commercio, restando quasi invisibili nelle posizioni di vertice e nei comparti ad alto valore aggiunto.

La piaga dei gap retributivi e contributivi

Il dato più “incomprensibile”, come definito dalla sindacalista, riguarda le buste paga. Nel settore privato, la disparità è brutale: una donna guadagna mediamente 63,89 euro al giorno contro i 92,95 euro di un collega uomo. Questo significa che, a parità di tempo, una lavoratrice percepisce oltre il 31% in meno.

“Questi dati urlano che la parità è ancora un miraggio”, dichiara Ada Chirizzi. “Il gap retributivo complessivo supera il 25%, con picchi inaccettabili nel settore finanziario e assicurativo. Sono cifre che dovrebbero far riflettere chiunque sostenga che la Festa della Donna non abbia più motivo di esistere.”

Anche il settore pubblico, storicamente ritenuto più equo, non è immune: qui il divario si attesta intorno al 19%, aggravato da un ricorso massiccio al part-time che limita il potere d’acquisto delle donne.

Vecchiaia e povertà: il destino delle lavoratrici

La situazione non migliora guardando al futuro. Le carriere femminili, spesso interrotte per la maternità o per il carico di cura familiare, accumulano in media dai 5 ai 7 anni di contributi in meno rispetto agli uomini.

Questa discontinuità si traduce in una “povertà previdenziale” cronica: il divario nelle pensioni di vecchiaia raggiunge la cifra record del 44,2%. Non è un caso che le donne costituiscano il 64% di chi sopravvive con pensioni minime o assistenziali, percependo assegni medi di appena 750 euro mensili. Un dato che, specialmente nel Mezzogiorno, assume i tratti di una vera emergenza sociale.

L’appello della Cial: “Non è un lusso, è giustizia sociale”

Per Ada Chirizzi, non bastano più le celebrazioni formali. Serve un’agenda politica e sindacale che metta al centro incentivi fiscali per le carriere femminili, una bilateralità rafforzata e una vera cultura della condivisione nei congedi parentali, per evitare che la maternità continui a essere una “tassa” sul futuro delle donne.

La parità non può essere una concessione o un tema da ricordare una volta l’anno, ma deve diventare il pilastro di un nuovo patto sociale che riconosca alle lavoratrici lo spazio, il rispetto e il valore economico che i numeri, finora, continuano a negare.

Tags: cisl-leccefesta-della-donna
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